Il programma Due giorni per discutere di «food policy», agroecologia e filiera giusta (6 e 7 giugno)
Solo un quarto del cibo consumato a Roma proviene dall’agro romano e laziale ma le possibilità di sviluppo sono enormi: oltre 26 mila ettari di terre pubbliche sono inutilizzati e altri 41 mila abbandonati. Per questo la Capitale importa il 60% di prodotti agricoli dalle altre regioni italiane, in un contesto dove negli ultimi 60 anni quasi 61 mila ettari di aree agricole e naturali sono stati trasformati in superfici artificiali, mentre circa 41 mila ettari hanno subito processi di abbandono colturale.
E’ per discutere di questi temi – confrontandosi su «food policy», biologico e futuro del cibo – che FederBio, Slow Food e Comune di Roma organizzano «Buono e Bio in Festa». Sono due giornate intense di incontri, mercato e laboratori che seguono un’agenda molto concreta: il ruolo delle città nella transizione agroecologica e le politiche alimentari che funzionano per la salute dei cittadini e il bene dei territori.
Nel Lazio, l’incidenza del biologico sulla superficie utilizzata è pari al 23,4%, dunque molto vicino al target europeo del 25% fissato per il 2030. L’appuntamento è fissato per sabato e domenica 6 e 7 giugno all’Orto Botanico di Roma (l’ingresso prevede un contributo simbolico di 2 euro destinati al programma Grow della Fao). Il programma è davvero fittissimo. Si comincia sabato alle 11,30 con la conferenza «Città come alleate delle aree interne: dalla dipendenza alla corresponsabilità editoriale» (con Barbara Nappini di Slow Food e Mariagrazia Mammuccini di FederBio). Alle 18 si prosegue con «Senza donne non c’è cibo», incontro dedicato al ruolo femminile nella transizione.






