Trasformare i costi di smaltimento dell’industria conserviera in materie prime a elevato valore aggiunto per i mercati della cosmetica, della nutraceutica e dei cibi funzionali. La nuova frontiera della bioeconomia circolare italiana passa per la valorizzazione della mela Annurca Campana Igp, 60mila tonnellate di produzione annua per oltre 40 milioni di euro di valore, importante segmento dell'economia agroalimentare del Mezzogiorno. Attraverso il progetto «Valmegrea», l’Enea, in partnership con l’azienda agricola Terra Nostra, ha sviluppato un modello industriale in grado di azzerare gli sprechi della filiera con il riuso delle tonnellate di scarti sotto forma di bucce, semi e torsoli dovute a quel 10 – 35% della produzione frutticola che annualmente viene destinato alla trasformazione.

Le tecnologie per il recupero degli scarti

I ricercatori dell’Enea stanno implementando due processi avanzati. Il primo è la liofilizzazione, che permette di convertire i sottoprodotti in polveri concentrate e al tempo stesso mantenere intatte le proprietà nutrizionali. Il secondo è l’estrazione mediante CO2 supercritica, una tecnica d'avanguardia che consente di isolare oli e molecole lipofile (come polifenoli e acidi grassi polinsaturi) senza l'utilizzo di solventi chimici. Attraverso questi processi è possibile recuperare polifenoli e acidi grassi polinsaturi che possono essere poi utilizzati per realizzare alimenti funzionali, oppure per l’impiego in nutraceutica, cosmetica e, più in generale, nel fiorente mercato degli ingredienti naturali di alta gamma. «Stiamo sviluppando un processo integrato che considera i bacini di approvvigionamento, i costi energetici e impiantistici, mettendo a sistema il valore commerciale dei diversi estratti per verificare l’applicazione in contesti reali delle soluzioni tecnologiche in campo», spiega Antonio Molino, ideatore del progetto e ricercatore Enea.