VENEZIA - La sua prima uscita ufficiale in veste di sindaco è quella dell'inaugurazione di una grande opera, per la quale la Biennale ha investito ben 38 milioni di fondi dello Stato: l'inaugurazione della sede definitiva dell'Archivio storico delle arti contemporanee. Anche senza Luigi Brugnaro al suo fianco, ieri all'Arsenale Simone Venturini è apparso sicuro di sè e del suo ruolo, escludendo ogni velleità sulla politica nazionale per concentrarsi sull'investitura ricevuta "che considero l'apice della mia carriera". Poi, si sa, nulla è per sempre.
«Non mi ritengo un modello nazionale né voglio esserlo - ha spiegato a margine - ho ricevuto l'onore più grande del mondo che è guidare Venezia. È il punto più alto della mia possibile carriera politica e il punto in cui mi ritengo già ampiamente soddisfatto. Quindi non ho velleità di dare insegnamenti a nessuno, men che meno a livello nazionale. E davvero io adesso dedicherò ogni giorno per Venezia». L'AVVIO DELLA MACCHINA Proprio Venezia richiederà da subito il massimo impegno, a cominciare dalla formazione della squadra di assessori e delegati che lo dovrà aiutare nel governo della città. Una squadra che sta cominciando a prendere forma, anche se con i partiti alleati della coalizione (Lega e Fratelli d'Italia) questa definizione comporta discussioni e scelte non sempre comode. «Abbiamo una serie di iniziative molto interessanti. Adesso sto facendo il passaggio di consegne, a breve ci sarà la verifica di cassa - ha proseguito - il mese di giugno servirà per rendere la macchina operativa e poi a luglio inizieranno le prime sorprese». LA "GRANDE VENEZIA" «Ho l'onore e la gioia di inaugurare, di fatto, non solo l'Archivio Storico della Biennale, ma anche il mio mandato istituzionale - ha spiegato il sindaco di fronte a un parterre importante, dal presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco ai direttori delle sezioni, al direttore generale della Creatività contemporanea del Mic Angelo Piero Cappello - Credo sia un segnale di buon auspicio. Grazie a tutte le persone che hanno avviato questo percorso qualche anno fa, che lo hanno portato avanti e che ora lo consegnano alla città, anzi direi al mondo intero. Questa è la dimostrazione della capacità di Venezia di essere non solo un capoluogo di regione, ma una delle capitali internazionali più importanti del nostro tempo». Già dalle prime parole si scorge l'intenzione di portare avanti quel rilancio di Venezia quale capoluogo di regione, del quale egli stesso aveva parlato pochi giorni prima proprio con il governatore Alberto Stefani. L'ARSENALE E LA CITTÀ «Come spesso accade a Venezia - ha proseguito - anche le cose belle hanno alle spalle un percorso fatto di discussioni e talvolta di polemiche. Anche nel ridisegno delle aree dell'Arsenale non sono mancate, ma oggi possiamo dire che appartengono al passato, davanti alla concretezza delle realizzazioni». L'affidamento alla Biennale di gran parte del compendio dell'Arsenale è stato infatti vissuto da una parte della città e dei suoi rappresentanti politici come una sorta di ferita che in qualche modo impedisce a Venezia di riprendersi ciò che era rimasto chiuso per decenni dentro una base militare. L'Archivio storico aveva sede in passato a Ca' Corner della Regina, poi prima dell'alienazione da parte del Comune (ora è sede della Fondazione Prada) era stato trasferito a Marghera, negli spazi del Vega. Ora l'Archivio, una volta completato il trasferimento dei materiali, torna a Venezia, sua sede naturale e accanto agli spazi delle Corderie e delle ex officine che oggi costituiscono una parte fondamentale delle attività espositive. E per Venturini, questo recupero costituisce un'operazione di politica industriale. «Oggi possiamo immaginare - ha puntualizzato Venturini - l'Archivio Storico come un grande giacimento non solo da cui estrarre sapere, ma anche da raffinare e trasformare. È la conoscenza la vera "terra rara" del nostro tempo».







