Scrivere degli anni Venti del Duemila seduta in un caffè davanti al Museo della Pace di Hiroshima mi provoca quello che, con una certa vigliaccheria terminologica, chiamerò un piccolo imbarazzo prospettico: cioè la percezione molto chiara che il contrasto tra me e questo luogo, che continua a irradiare una scala della storia infinitamente meno domestica, sia così parossistico da risultare quasi offensivo. Sul tavolo c’è una cheesecake. Oltre il vetro, una delle città che più di ogni altra ricorda che la storia mondiale non coincide mai del tutto con la cronaca che ci facciamo noi occidentali, sempre così convinti di essere il centro del trauma. Eppure gli eventi che hanno definito la mia percezione di questo decennio sono soprattutto quelli che hanno attraversato l’Occidente, o che l’Occidente ha sentito come propri, che poi è il nostro vero talento: trasformare qualunque cosa in una questione di costume, psicologia, linguaggio e brunch. Per questo, se devo iniziare da qualche parte, inizio senza esitazione dal 6 gennaio 2021. Il giorno dell’assalto al Campidoglio.
Alcune immagini da Slip Me the Master Key (Loose Joints, 168 pagine, 57 euro), il libro del fotografo americano Thomas Prior che raccoglie i suoi lavori degli ultimi vent’anni.










