Il tanto agognato via libera della Commissione Europea alla clausola di salvaguardia per le spese per fronteggiare il caro energia è arrivato. Ma con molti paletti, come era prevedibile, a cominciare dal secco ‘no’ a usare le risorse per il taglio delle accise sui carburanti. E non si tratta di risorse immediatamente impegnabili perché è necessario prima attivare una procedura. I Paesi europei possono spendere fino allo 0,6% del pil nel triennio 2026-2028 (per l’Italia significa una cifra di poco inferiore a 14 miliardi di euro), una quota che è parte dell’1,5% di flessibilità concessa dalla clausola inizialmente prevista per le sole spese per la difesa. Intanto l’Italia, come ha confermato la Commissione nel “pacchetto sul semestre europeo di primavera” resta “osservato speciale”, rimane in procedura per deficit eccessivo, anche se la Commissione riconosce i progressi effettuati. Si vedrà a ottobre se la revisione dell’Istat sull’indebitamento e il prodotto interno lordo, a seguito dei nuovi dati relativi ai crediti di imposta sul superbonus, consentirà di far scendere il rapporto deficit/pil sotto il 3%.

Certo, il fatto di poter utilizzare la clausola, che permette di escludere le spese per l’energia così come quelle per la difesa, dal calcolo del deficit e della spesa netta, consente al governo di tirare un sospiro di sollievo. Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, può vantare il fatto che la sua richiesta sia stata accolta dalla Commissione guidata da Ursula von der Leyen, passaggio questo che rende politicamente più ‘digeribile’ aumentare le spese per gli armamenti, come il governo si è impegnato a fare. Esulta il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, soddisfatto perché “la Commissione, impensabile fino a qualche mese fa, ha recepito le nostre proposte, frutto di un lavoro lungo, serio e riservato”. Ma la procedura prevista richiede tempo. Il governo dovrà presentare a Bruxelles la richiesta di estensione della flessibilità anche alle spese per l’energia mentre la Commissione Ue si prende un mese per fornire ulteriori chiarimenti e dettagli su come usare questa flessibilità. È probabile poi il voto del Parlamento sullo sforamento di bilancio. Tuttavia, lo stesso Giorgetti riconosce che la clausola non è un ‘liberi tutti’ a spendere. “Nel momento in cui verranno precisati i limiti di utilizzo – spiega il Ministro - il Mef si riserva di fare le proposte più mirate a tutela di imprese e famiglie. Naturalmente la valutazione deve essere fatta complessivamente e dovrà tener conto anche delle ultime stime fornite dalla Commissione e degli elementi contenuti nelle raccomandazioni della Commissione, che testimoniano lo sforzo e la serietà della finanza pubblica italiana”. Bruxelles sul punto è chiara: in un secondo momento saranno forniti i requisiti procedurali e operativi, inclusa la rendicontazione da parte degli Stati membri "di dati e informazioni sufficientemente dettagliati" per monitorare e "valutare l'ammissibilità delle misure proposte".