Con profonda tristezza ci uniamo al cordoglio per la scomparsa dell’amica e collega Carola Frediani.La sua morte lascia un vuoto assordante nella comunità italiana della cybersecurity, dell’intelligence, del giornalismo d’inchiesta e dei diritti digitali. Carola non era soltanto una giornalista esperta di tecnologia: la sua voce, sempre precisa e indipendente, illuminava fatti in profondità condividendo con il pubblico le complessità tecniche, politiche e umane delle storie che raccontava.Carola sapeva raccontare la sicurezza informatica come uno spazio dove si incrociano potere, vulnerabilità, paura, ingegno, responsabilità e libertà. Raccontava hacker, ricercatori, attivisti, vittime, investigatori, aziende, governi e apparati senza mai cedere alla caricatura. Sapeva che dietro ogni attacco, ogni leak, ogni mercato nero e ogni infrastruttura di sorveglianza, vi fossero persone, scelte, interessi, errori, passioni e conseguenze reali. E non si accontentava della notizia rapida, della formula pronta, della semplificazione spettacolare. In un campo troppo spesso dominato da allarmismi, marketing, comunicati stampa e gergo tecnico, il suo sguardo rimaneva sobrio e umano, al contempo rigoroso ed ironico.Con il suo lavoro ha costruito molto più di una newsletter o di una piattaforma editoriale. Ha fondato una prassi di studio indipendente fondata sulla pazienza del lavoro ben fatto, in un momento storico in cui la comprensione della dimensione digitale dei conflitti è diventata indispensabile per la vita democratica.Per chi lavora in questo campo, Carola è stata anche un ponte. Tra giornalismo e ricerca tecnica. Tra società civile e comunità hacker. Tra sicurezza e diritti umani. Tra la cronaca degli incidenti e la comprensione delle strutture che li rendono possibili.Oggi la salutiamo con gratitudine e con immenso dolore.Sappiamo che nessuna parola può colmare l’assenza che lascia nella sua famiglia, nei suoi amici, nelle persone che hanno lavorato con lei e in chi l’ha conosciuta da vicino. Riusciamo solo a dire con fermezza, prima che la nostra voce ceda al pianto, che il suo lavoro resta. Resta nelle pagine che ha scritto, nei libri che continueranno a essere letti, nelle inchieste che ci hanno aiutato a capire meglio il nostro tempo, e nel metodo che ci ha insegnato: non fermarsi alla superficie, non confondere la sicurezza con il potere, non dimenticare mai la dimensione umana delle tecnologie.A nome di tutti i firmatari, questa lettera esprime vicinanza alla famiglia e alla redazione di Guerre di Rete. Con stima, affetto e riconoscenza.**I firmatari**Denis Roio (jaromil)Arturo Di CorintoDario FaddaFabio Pietrosanti (naif)Francesco Vitali GentiliniMichele ColajanniMarco RamilliLuigi MaracinoFausto NapolitanoEnrico FrumentoAlessio Pennasilico (mayhem)Luca Bechelli, ClusitGian Luigi Savioli (Joy)Matteo Flora (lk)Valerio Lupi (valerino)Davide Del Vecchio (dante)Francesco GiordanoStefano Landuccivecna 💔Francesco TusinoGianluca BoccacciClaudio TelmonEmanuele CerroniLino BuonoSergio BellucciFrancesco BussolettiLuisa FranchinaMichele MezzaNicola SotiraAlessia ValentiniLuca SambucciRaffaele Angius (faffa)Selene GiupponiPaolo Tarsitano