Cosa distingue una città semplicemente cablata da una comunità autenticamente intelligente? Non la quantità di tecnologia installata, ma la capacità di metterla al servizio di chi ci vive. Una città è davvero intelligente quando i dati e gli algoritmi diventano un linguaggio accessibile a tutti, capace di distribuire valore invece di produrre nuove esclusioni. Per chi amministra, questa è la sfida più concreta: fare dell'innovazione tecnologica un atto di responsabilità pubblica, dimostrando che lo sviluppo urbano passa prima di tutto attraverso la crescita e l'inclusione dei propri cittadini.
È intorno a questa priorità che il 21 maggio Palazzo Madama a Torino ha aperto le sue porte per la quinta tappa del Roadshow 2026 di City Vision. L'appuntamento, intitolato "AI e dati per il governo della città”, ha riunito sindaci, sindache, assessore e assessori, imprese, terzo settore e mondo della ricerca per confrontarsi su come governare i processi di transizione senza perdere di vista l'impatto sul tessuto sociale.
Ad aprire i lavori è stato Marco Porcedda, assessore alla Legalità, sicurezza e cybersecurity del Comune di Torino: “Quando parliamo di transizione digitale dovremmo compiere uno switch verso un'innovazione di visione orientata al futuro. Gestire la sicurezza dei dati non significa solo applicare regole di privacy, ma affrontare aspetti complessi legati alla cybersecurity e alla natura mission-critical dei sistemi. La continuità dei servizi deve essere garantita sempre, soprattutto quando si parla di sicurezza pubblica”.













