Che la trasformazione digitale delle città non possa più aspettare è ormai fuori discussione. È questa la convinzione che ha guidato la terza tappa del Roadshow 2026 di City Vision, ospitata il 22 aprile alla Coffee House Colonna, in Piazza Santi Apostoli, a Roma. Dopo Andria e Benevento, il viaggio della community si è fermato nella Capitale: non per celebrarla come modello compiuto, ma per interrogarla come laboratorio aperto, con tutte le sue contraddizioni e potenzialità.
Il tema scelto è stato "La città che pensa": quali scelte servono per usare i dati bene, in modo sicuro e con impatto reale sui cittadini? Attorno allo stesso tavolo si sono riuniti parlamentari, direttori generali, assessori e assessore, imprenditori e rappresentanti di enti territoriali da tutta Italia, che incalzati dalle domande di Alessandro Di Stefano, giornalista e moderatore della giornata, hanno declinato e raccontato - ciascuno a partire dalla propria esperienza - cosa significa concretamente lavorare per progettare città intelligenti.
Roma come caso di scuola: l'infrastruttura come ecosistema
Ad aprire i lavori Lucio Golinelli, direttore commerciale di Inwit, che ha scelto una chiave insolita per introdurre il tema: la ristrutturazione urbana avviata da Papa Martino V nel millequattrocento. Un richiamo storico non casuale, perché quello che Roma ha fatto per il Giubileo ricorda, nelle ambizioni, quell’antico cantiere. Il Comune di Roma ha sviluppato una vision moderna di Città Connessa, scegliendo di costruire un ecosistema digitale integrato: copertura 5G nelle metropolitane, telecamere intelligenti, Wi-Fi pubblico, sensori IoT in un’unica infrastruttura condivisa. Un progetto strategico per la Capitale già premiato nel 2025 come Smart City dell’anno a Barcellona.






