Bianca e La messa è finita, recentemente tornati in sala, colsero perfettamente lo spirito del loro tempo: dal paradosso di un individualismo senza identità al cosiddetto riflusso. Un’ipertrofia dell’io che condurrà al trauma dell’avvento dell’era berlusconiana.

Quando La messa è finita vinse l’Orso d’argento al festival di Berlino, anno 1986, allora la mia proposta di scrivere un libro su Nanni Moretti venne finalmente accettata. Se Sogni d’oro, 1981, pur conquistando a Venezia il Leone d’argento dalle mani prestigiose di Italo Calvino, era stato un fiasco sia di critica sia di pubblico, i due film successivi, Bianca, 1985, e appunto La messa è finita, che sono tornati sui nostri schermi, avevano rilanciato Nanni Moretti quale stella indiscussa del giovane cinema italiano. Rispetto ai film precedenti, scritti e diretti in solitaria, Moretti si era stavolta avvalso della collaborazione di uno sceneggiatore lucido ed esperto quale Sandro Petraglia: scelta indubbiamente felice, perché la critica notò subito una narrazione filmica più coesa e matura, rispetto alle “scene”, incastrate e distinte, di cui era composto il fulminante esordio nel cinema professionale di Ecce bombo, 1978.

Nanni Moretti in Ecce Bombo (da Youtube).