Gli spazi liminali sono luoghi di transizione: scale, corridoi, ascensori, scuole, aeroporti. Il termine limen, in latino significa “soglia”, “confine” e suggerisce una condizione intermedia tra uno stato e l’altro. In senso più ampio, si tratta di ambienti sospesi, spesso abbandonati o privi di funzione, impersonali e disorientanti: qualcosa di molto vicino alla teoria dei “non luoghi” di Marc Augé.

Ecco, questi ambienti sono diventati la base dell’estetica horror degli ultimi anni. Il successo di Backrooms, film del giovane youtuber americano Kane Parsons, gioca infatti sulle emozioni che questi spazi suscitano: paura, disorientamento, ansia e inquietudine.

Backrooms, il fenomeno di culto nato sul web

Backrooms è senza dubbio l’horror di maggior successo dell’anno. Nell’immaginario creato da Kane Parsons (noto online come Kane Pixels), le backrooms sono rappresentate come una rete potenzialmente infinita di ambienti vuoti: corridoi anonimi, stanze giallastre e passaggi angusti che sembrano appartenere a una dimensione parallela, accessibile in modo accidentale e inspiegabile. Il progetto prende forma nel 2022 con una serie di video (found footage), realizzati attraverso grafica 3D e tecniche di post-produzione che simulano vecchie registrazioni analogiche. Ma già dal 2019 l’estetica delle backrooms esplode e si trasforma in un vero fenomeno collettivo di culto su Internet, alimentato da video e giochi pubblicati su YouTube, TikTok e Roblox.