A maggio del 2016, dieci anni fa, i Radiohead pubblicarono il videoclip di una loro nuova canzone, “Daydreaming”, diretto dal famoso regista Paul Thomas Anderson. Mostra il cantante e leader del gruppo Thom Yorke camminare attraverso vari ambienti abbastanza comuni, collegati tra loro da una porta. I più perturbanti e sinistri sono quelli vuoti: un magazzino deserto, un lungo corridoio, un appartamento. Appena lui sbuca in una lavanderia affollata, già il video diventa meno angosciante.
È abbastanza normale che la visione di spazi pensati per essere abitati ma completamente vuoti susciti inquietudine o persino paura. Siamo portati a pensare che siano disabitati perché inospitali, per qualche ragione non apparente. E diversi registi di film horror sfruttano da sempre questo effetto, tra cui recentemente l’esordiente Kane Parsons in Backrooms, ambientato appunto in stanze e cunicoli angusti e misteriosi, protagonisti di un enorme caso di suggestione collettiva negli ultimi anni.
L’idea per Backrooms infatti arriva da un ormai celebre post pubblicato nel 2019 sulla bacheca /x/paranormal del forum 4chan. Alla richiesta di un utente di «pubblicare immagini inquietanti che dessero l’idea di avere qualcosa che non va», un altro rispose con la foto di una grande stanza dalle pareti giallognole, simile a un grande ufficio svuotato, priva di alcun tipo di ulteriore informazione o segno identificativo. Attorno a quella singola immagine si sviluppò un’enorme attenzione, e diventò presto l’ambientazione di tutto un filone di storie sulle Backrooms, appunto, stanze prevalentemente vuote e anonime adiacenti al mondo reale, in cui però succedono cose spaventose.












