Roma, 3 giugno 2026 - La transizione dell’automotive non si misura più soltanto nel passaggio dal motore termico all’elettrico. La vera partita, ormai, si gioca sulle competenze. Software, elettronica, gestione dei dati, cybersecurity, infrastrutture di ricarica e nuovi servizi di mobilità stanno ridisegnando un comparto che per decenni è stato identificato soprattutto con fabbriche, catene di montaggio, concessionarie e componentistica meccanica. Oggi l’auto diventa piattaforma tecnologica, servizio connesso, ecosistema industriale. E l’industria italiana, nel pieno di questa trasformazione, deve affrontare una doppia sfida: riconvertire il lavoro esistente e attrarre profili che spesso guardano con maggiore interesse a tech, energia e telecomunicazioni. È il nodo centrale che emerge dall’analisi di Gi Group sul settore automotive italiano.
Una filiera enorme sotto pressione
Il peso economico del comparto resta imponente. Secondo i dati ANFIA, il settore automotive italiano, considerando industria e servizi, vale 380,1 miliardi di euro di fatturato, pari al 19,5% del Pil, con 1,02 milioni di addetti e 83 miliardi di gettito fiscale nel 2024. La sola industria automotive conta 5.451 imprese, 273 mila addetti alla produzione e 113,3 miliardi di fatturato. Numeri che spiegano perché la transizione dell’auto non sia una questione settoriale, ma un dossier strategico nazionale, con effetti su manifattura, export, occupazione, territori e politica industriale. Il problema è che questa massa industriale si muove in un contesto molto più instabile di quello del passato. La spinta regolatoria europea, la concorrenza cinese, il costo dell’energia, la volatilità delle materie prime, le tensioni geopolitiche e la trasformazione delle catene globali di fornitura stanno imponendo alle imprese un salto di qualità simultaneo: innovare il prodotto, ridurre i costi, difendere la supply chain, investire su tecnologie nuove e aggiornare competenze spesso costruite attorno a un paradigma industriale che sta perdendo centralità. La componentistica fotografa bene questa tensione. L’Osservatorio ANFIA 2025 indica che nel 2024 le 2.134 imprese della componentistica automotive italiana hanno generato 55,5 miliardi di euro di fatturato e occupato circa 168 mila addetti, ma dopo anni favorevoli hanno registrato una contrazione dei ricavi del 6%. Non è il crollo di un settore maturo, ma il segnale di una filiera chiamata a riposizionarsi mentre cambiano prodotto, domanda, tecnologia e concorrenza.









