L’industria automobilistica europea si trova a una svolta cruciale: la transizione verso la mobilità elettrica e digitale entro il 2035, per lo stop alle vendite di nuove auto a motore termico.

Una scadenza decisa solo tre anni fa e tuttavia ancora oggetto di discussione: cresce infatti la pressione dell’industria continentale, alle prese con domanda debole e profitti in calo, per valutare uno slittamento e l’introduzione di un principio di neutralità tecnologica, che non limiti la transizione alla sola soluzione elettrica, ma lasci spazio a ibridi, biocarburanti e idrogeno. I Ventisette non sono ancora riusciti a trovare un compromesso.

Il rischio di perdere terreno rispetto a Stati Uniti e, soprattutto, alla Cina è concreto. E a ricordarlo ci pensa McKinsey in un nuovo studio.

La società di consulenza strategica delinea un piano d’azione per garantire la competitività di un settore che è cuore dell’economia continentale: vale il 7% del Pil, dà lavoro a 14 milioni di persone e genera 170 miliardi di export all’anno.

Negli ultimi anni, i costruttori e i principali fornitori europei hanno investito circa 150 miliardi di euro l’anno tra ricerca e sviluppo e impianti, rendendo l’automotive il primo motore di innovazione del continente.