Autonomia, costi, tempi di ricarica e sostenibilità dell’auto elettrica dipendono dalle batterie: è lì che si gioca la partita decisiva della transizione. Non stupisce che la competizione internazionale si concentri qui, con investimenti miliardari in Europa, Usa e Asia per ridurre la dipendenza da fornitori esterni e costruire filiere locali. Anche l’Italia cerca di giocare un ruolo attraverso ricerca, riciclo e innovazione. Un esempio è quello di Stellantis, che ha scelto Torino come polo strategico. A Mirafiori sorge il Battery technology center, dove oltre cento tecnici mettono alla prova le batterie in condizioni estreme, ne verificano la durata, sviluppano i software che ne regolano il funzionamento e smontano i sistemi per capire come renderli più efficienti e affidabili. «Vogliamo fare di Torino uno snodo strategico per la ricerca e lo sviluppo delle batterie, un ambito che decide l’efficienza e la competitività dell’auto elettrica», spiega Claudio D’Amico, direttore della comunicazione di Stellantis in Italia. La sfida però non riguarda solo la progettazione delle batterie, ma anche ciò che accade quando i veicoli e i loro componenti giungono a fine vita. È in questa prospettiva che, sempre a Mirafiori, Stellantis ha creato il Circular Economy Hub, il primo del gruppo a livello mondiale. Lo scopo è prolungare la vita utile di motori, cambi, batterie e interi veicoli. «La sfida non è solo progettare batterie migliori, ma anche gestirne il fine vita. Con il Circular Economy Hub applichiamo su scala industriale la logica delle 4R – rigenerazione, riparazione, riuso e riciclo – riducendo l’impatto ambientale e valorizzando i componenti», sottolinea D’Amico.