Non chiamatela scarpa, perché quella, nella sua forma tradizionale, nasce per impedire al piede di morire. Lo protegge dal freddo, dai sampietrini assassini e dalle pozzanghere che infestano le città europee dopo l’ora dell’aperitivo. La Cup Heel mostrata da Chanel alla Collezione Cruise 2027, invece, protegge il piede da un solo rischio concreto: quello di sembrare una persona comune. È forse il primo accessorio di lusso apertamente progettato per chi non ha alcuna intenzione di toccare il mondo reale. Prendi un tacchetto, un laccio, una quantità criminale di sicurezza psicologica e il gioco è fatto. Più che una scarpa, è un referendum sulla dignità umana e guardarla - prima di, eventualmente, indossarla - significa assistere alla dissoluzione definitiva dell’idea borghese di funzionalità.Del resto, il lusso contemporaneo non desidera più essere utile, ma solo fotografato. E allora eccolo lì il “capolavoro”, come dicono i fashionisti, del neodirettore creativo Matthieu Blazy, un oggetto che sembra concepito da un visconte francese disidratato durante una crisi mistica a Saint-Tropez, perché la CC (geni anche nell’abbreviazione del nome, in pratica il logo della maison) ti lascia il tallone coperto e il resto del piede completamente esposto come un’aragosta di lusso servita sul ghiaccio. Chanel, in pratica, ha preso il concetto di sandalo e lo ha mandato in terapia intensiva e naturalmente il sistema moda è impazzito di gioia. Non sappiamo cosa stiamo guardando, ma costa abbastanza da sembrarci geniale, scrivono gli editor. Gli influencer hanno immediatamente capito il potenziale del prodotto, perché una scarpa quasi invisibile permette di monetizzare direttamente le dita dei piedi senza passare da OnlyFans e le signore dell’alta borghesia milanese hanno reagito come reagiscono sempre davanti all’assurdo: ordinandone due paia. La verità è che la Cup Heel rappresenta il punto terminale di un processo storico molto antico. Per secoli aristocratici e nobili hanno comunicato il proprio privilegio attraverso vestiti impraticabili con tacchi impossibili, corsetti soffocanti e colletti grandi quanto satelliti meteorologici. Tutto serviva a dire una sola cosa, cioè: «Io non lavoro». Chanel aggiorna quel linguaggio al capitalismo digitale e la Cup Heel comunica: «Io non cammino». O meglio: «Cammino soltanto tra una macchina con autista e il tavolo di un beach club dove una bottiglia d’acqua costa quanto un piccolo elettrodomestico».Eppure, nella sua assurdità, questa non-scarpa è anche stranamente intelligente, perché capisce perfettamente il momento storico dove gli oggetti non devono più durare, ma diventare conversazione, vivere 48ore online, trasformarsi in meme, indignare qualcuno su TikTok e poi evaporare. Lasciando dietro di sé solo svariati screenshot e una leggera sensazione di collasso culturale. Il costo? Non pervenuto per ora, ma se un paio di Slingback intere in pelle costa 1300€, le Cup Heel dovrebbero costare la metà, ma non è detto, perché la moda ha (non)regole proprie. Nel frattempo, le prenotazioni aumentano e la curiosità su chi avrà il coraggio di indossarle, pure. In pratica, Chanel non sta vendendo una scarpa, ma l’illusione suprema del lusso contemporaneo di vivere senza attrito, senza peso e senza contatto con il pavimento del mondo.