Aumentano i detenuti stranieri nelle carceri della Sardegna, ma scarseggiano i mediatori culturali multilingue. Risultato: «La maggior parte dei problemi finisce per ricadere sugli agenti penitenziari».
A sottolinearlo è l’associazione Socialismo Diritti Riforme, in una nota dove fa il punto sul numero di detenuti di origine straniera reclusi nei penitenziari dell’Isola.
SDR snocciola i dati dell’Ufficio Statistiche del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria al 31 maggio 2026. Scorrendo il report, il maggior numero di detenuti stranieri si registra a Cagliari-Uta (198 -26,9%), Sassari-Bancali (172 – 29,5) e Mamone-Lodè (108 – 58%).
«Se la presenza straniera nella Casa di Reclusione all’aperto di Mamone, con 186 presenze per 264 posti, è giustificabile con la possibilità di lavoro agricolo, diversa è la situazione di Cagliari-Uta con 734 persone detenute per 561 posti e per Sassari-Bancali con 583 presenze per 458 posti, senza dimenticare i 90 nella sezione riservata al 41 bis. Due realtà in grave sofferenza per il sovraffollamento reso ancora più insopportabile per il gran caldo di questo periodo», sottolinea Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”, facendo osservare che il numero complessivo degli stranieri (748) «richiede un serio impegno organizzativo anche per le dinamiche culturali e linguistiche».






