«Chi comanda nel Cas di Monastir? Chi è il boss?». Si apre con queste domande un documento redatto dal segretario nazionale del sindacato di polizia Anip-Italia Sicura, Flavio Tuzi, che punta a far riaccendere i riflettori sulla struttura della provincia di Cagliari nella quale sono stipati circa 700 stranieri.
Emerge un fenomeno che, se confermato, sarebbe inquietante. Per questo viene chiesta «tolleranza zero contro chi sfrutta e opprime i più vulnerabili». Che si contano tra i migranti. La premessa è: «Noi siamo a favore dell’integrazione dei migranti onesti, che lavorano, rispettano le regole e desiderano costruirsi un futuro nel nostro Paese. Proprio per questo è indispensabile una assoluta fermezza nei confronti di chi, approfittando del sistema dell’accoglienza, sfrutta, intimorisce e riduce in schiavitù le persone più fragili».
Tuzi parla di «boss» e «gang» che, approfittando del vuoto di controllo nelle ore serali, «possono insediarsi all’interno del Cas e trasformarlo in una base di potere, di intimidazione e di reclutamento anche terroristica. Per ora hanno già aperto due bazar. All’interno dei quali viene venduto di tutto».
Poi un’altra domanda: «Chi controlla davvero la struttura dopo le 17, quando la vigilanza viene meno e il centro rischia di diventare terra di nessuno?».









