Il responsabile del laboratorio di Sismologia dell’Unical Mario La Rocca commenta il forte terremoto che ha interessato la Calabria nella notta del 2 giugno e spiega cosa rischia la Calabria. L’esperto risponde anche a una serie di domande. Perché sono state avvertite due scosse? Possono esserci delle repliche? Può determinarsi un maremoto con questi sismi profondi?
ERA da poco passata la mezzanotte tra l’1 e il 2 giugno quando in Calabria la terra ha tremato. Una scossa forte, memorabile, avvertita in tutta la regione dallo Stretto al Pollino, dalla costa tirrenica a quella jonica. E anche oltre confine: in Sicilia, Campania, Puglia. La magnitudo registrata era di quelle da far paura, 6.2 (o 6.1 secondo la magnitudo momento, la scala oggi più usata): per intenderci, all’Aquila nel 2009 fu di 6.3, ad Amatrice nel 2016 di 6.0. La differenza l’hanno fatto epicentro, profondità, dinamica. La scossa della scorsa notte in Calabria è stata in mare, a venti chilometri dalla costa di Amantea e a una profondità di 250 chilometri.
Non ha fatto danni, ma si è fatta sentire parecchio. E non è anomalo, ci spiega il professor Mario La Rocca, responsabile del Laboratorio di Sismologia dell’Università della Calabria.











