Lucia Margheriti, direttrice dell’Osservatorio Nazionale Terremoti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ansa)Ricevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciReggio Calabria, 3 giugno 2026 – La forte scossa di terremoto registrata nella notte tra domenica e lunedì scorso nel Mar Tirreno (magnitudo 6,1) è stata avvertita distintamente in gran parte della Calabria e della Sicilia orientale nonché in Basilicata, Puglia e Campania, suscitando preoccupazione ma senza provocare danni significativi. A spiegare le caratteristiche del fenomeno è Lucia Margheriti, direttrice dell’ Osservatorio Nazionale Terremoti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). Si è trattato di un terremoto profondo, generato circa 250 chilometri sotto la superficie terrestre, in un contesto geologico molto diverso da quello responsabile dei terremoti più pericolosi che interessano la Calabria.
Professoressa, perché una scossa così forte è stata percepita in un’area tanto vasta senza provocare danni rilevanti?
“Questi eventi si verificano generalmente nelle cosiddette zone di subduzione, dove una placca litosferica scende al di sotto di un’altra. Nel caso in questione è la placca ionica che sprofonda sotto l’arco calabro. Quando un terremoto avviene a queste profondità, il punto della superficie terrestre più vicino alla sorgente si trova comunque a centinaia di chilometri di distanza. Le onde sismiche arrivano quindi già attenuate, soprattutto nelle componenti ad alta frequenza, che sono quelle che normalmente producono gli scuotimenti più intensi e potenzialmente dannosi. In queste condizioni lo scuotimento può essere avvertito chiaramente dalla popolazione, ma difficilmente raggiunge livelli tali da provocare danni strutturali”.











