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Cosa si dice e cosa non si dice sul caporalato. Il corsivo di Battista Falconi.

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Giusto per fare un passettino in avanti e non fermarsi a quello che dice Massimo Gramellini nel suo “Caffè” sul Corriere della sera, cioè che i progressisti fautori dell’accoglienza si preoccupano degli immigrati soltanto fino a che sbarcano sulle nostre coste. E che dalla successiva indifferenza nascono orrori e crudeltà indicibili, come quella dei caporali pakistani che chiudono in una macchina alcuni lavoratori loro connazionali, che pretendono di essere pagati, anche se pochissimo, e la bruciano per punirli e ammonire i colleghi che avanzassero analoghe rivendicazioni sindacali.

Sembra una considerazione corretta ma è davvero incompleta, omertosa. C’è troppo altro da ricordare, cose semplici e scontate, se non le ripetiamo non possiamo comprendere. La prima è che la sinistra è davvero egemone sul piano culturale. Non stiamo parlando della compagine di artisti ospitata ieri dal presidente Sergio Mattarella per la festa degli 80 anni della Repubblica, del suo catalogo di buoni sentimenti che pure ne fa parte. Ci riferiamo al substrato valoriale dal quale qualunque idea deve partire per essere ammessa nel dibattito, escludendo così che ne possano far parte il generale Vannacci sull’immigrazione o Roy de Vita sulle vaccinazioni.