L’ambiente virtuale? È uno strumento di lavoro, ma poi la realtà è fatta di connessione tra persone, questo non lo puoi semplificare e delegare a un sistema».

È il valore più vero, urgente, prezioso, è anche il senso della storica enciclica di Leone XIV, che ha appena unito il mondo ricordandogli di cosa è fatto. È la “formula magica” con cui riportare il web a ciò che doveva essere, anzi a ciò che ancora può essere: un “acceleratore” di umanità e non un suo sostituto. E non sorprende affatto che a ribadirlo sia proprio chi - da un osservatorio privilegiato come il vertice di una delle piattaforme più rilevanti nell’ecosistema digitale - ha l’esatta dimensione di quanto la relazione reale resti centrale, anche e soprattutto al tempo dell’AI: Marcello Albergoni, dal 2011 country manager di LinkedIn Italia, che conta oggi 25 milioni di profili nell’ambito del network professionale più grande al mondo, con 1,3 miliardi di membri.Una visione pienamente in linea con quella dei pensatori e giuristi del nostro tempo, che sulla strada dell’algoretica e del costituzionalismo digitale ci ricordano sempre il “primato” dei diritti e dell’essere umano. Il tema è come applicarlo in particolare ad un mercato del lavoro che si evolve drasticamente - tra congiunture economiche, rivoluzione tecnologica e nuove competenze - e dove anche il modo di costruire rapporti è profondamente cambiato. In questo scenario, il Sud in particolare è chiamato a riconoscere e colmare i divari, vivendo una sfida complessa: formare e trattenere professionalità, azzerare il mismatch tra domanda e offerta di lavoro e aiutare soprattutto i giovani a orientarsi in una dimensione sempre più competitiva e globale da vivere – proprio grazie alla tecnologia - senza necessariamente dover “partire”, ma usando la sconfinata piazza virtuale anche per imparare e scegliere cosa fare.E come in ogni ambito della nostra esistenza, anche in quello lavorativo l’ambiente digitale ha un peso “reale” sempre più rilevante - se ne è appena parlato proprio in questi termini al Festival dell’Economia de Il Sole 24 Ore - , dove si plasmano reti, opportunità e identità da tradurre sempre nel quotidiano. Anche con l’ausilio di uno strumento in cui la visione non ha confini, dove è possibile un dialogo garbato, costruttivo e “democratico”, dove il lavoro si può trovare, pure se non lo stai cercando.