Foto della parata militare. Si vedono, l’uno accanto all’altro, la premier Giorgia Meloni, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del Senato Ignazio La Russa e, vicino, un cardinale. “Eminenza non saresti dovuto andare… Applaudire ad una sfilata di soldati…”, commenta su Facebook il sacerdote Antonio Solla. Sempre sui social, un altro sacerdote, il fiorentino don Alfredo Jacopozzi, responsabile cultura della diocesi di Firenze, riferendosi alla partecipazione alla parata dei cappellani militari, scrive: “Oggi sfilano le talari e stellette dei cappellani militari. Torniamo a benedire le armi? Non è la mia chiesa!”. E i molti commentano: “Neanche la mia”.

Due storie tra le tante che hanno accompagnato la parata militare del 2 giugno, alla quale è stato deciso di far partecipare anche i sacerdoti con le stellette. Si è così creato un fronte di preti contro la sfilata dei cappellani militari al grido: “Non è la nostra Chiesa, abbiamo un’altra missione“. Preti rossi? Preti ribelli? No. Contro la partecipazione dei cappellani alla parata si è schierata la Cei, la conferenza episcopale. Il vice di Matteo Zuppi, il vescovo di Cassano all’Ionio Francesco Savino, alla vigilia della parata ha commentato all’Ansa: “Ritengo che la presenza dei cappellani militari non vada valorizzata nella cornice delle parate, quasi fosse parte dell’apparato celebrativo delle armi. La loro missione, nel suo senso più profondo, è altra: accompagnare umanamente e spiritualmente le persone in uniforme, custodire la coscienza, ricordare il valore inviolabile di ogni vita, portare una parola di pace nei luoghi in cui l’esistenza degli uomini e delle donne è esposta alla fatica, alla paura e al dolore”.