Il 2 giugno alla parata militare lungo via dei Fori imperiali – con cui viene festeggiata in armi e mimetica la Repubblica che compie ottant’anni – sfilerà anche un plotone di cappellani militari. Ai preti-soldato è richiesta la divisa di ordinanza: veste talare con stellette, fascia, basco nero con fregio dell’Ordinariato militare e guanti neri, come si legge nella comunicazione interna inviata da monsignor Siddi, vicario generale della diocesi castrense, che ha i gradi e il salario di generale di divisione, ovviamente pagato dallo Stato.
Da ieri i cappellani militari provenienti da una ventina di strutture di tutta Italia – dall’Accademia dell’esercito di Modena all’aeroporto militare di Cameri, dal Comando del IX stormo di Grazzanise all’Accademia navale di Livorno – si trovano all’aeroporto militare di Guidonia per le prove della sfilata. La mattina del 2 giugno verranno trasferiti ai Fori imperiali per marciare insieme ai loro commilitoni laici. «La missione è a carico dell’ente di appartenenza per vitto e alloggio», precisa Siddi.
Da un lato fila tutto: essendo inseriti nella struttura militare con i gradi e gli stipendi degli ufficiali – il vescovo che guida l’Ordinariato è generale di corpo d’armata – i cappellani hanno pienamente titolo a sfilare. Ma negli anni precedenti i preti-soldato non erano mai stati visti alla parata. Segnale evidente di una militarizzazione che sempre più coinvolge la società.












