Fuori Sinner, Alcaraz e Djokovic, il Roland Garros s'infiamma: è l'occasione di chi insegue Maratone epiche (un match su quattro al 5°), tre italiani in corsa, un semifinalista azzurro sicuro

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Il tennis è vivo, almeno quello maschile. E l'incredibile paradosso è che senza i Numeri Uno, senza Sinner e Alcaraz, e con Djokovic impegnato a lottare (e perdere) con la sua vecchiaia sportiva, alla fine al Roland Garrros si sono viste le sfide più belle degli ultimi tempi. E, soprattutto, in queste partite, quasi sempre era in campo un italiano.Il tennis è vivo, e l'altra notte ha avuto il suo esempio più sublime. Arnaldi contro Tiafoe non è stato solo un match, "ma a un certo punto è stato un'altra cosa" ha ammesso Matteo dopo cinque ora e mezza di lotta: "Non era più solo questione di colpire la pallina, ma di andare oltre i limiti". È stato il momento migliore della sua carriera, ha detto con gli occhi lucidi. Ed è stato, anche, il periodo più bello di noi spettatori appassionati, e questo non vuole essere certo un modo per disprezzare improvvisamente il dominio di Jannik e Carlos: hanno lasciato uno spiraglio, e finalmente senza timore c'è chi ci si è buttato dentro. Per inseguire un sogno. Ecco allora la resurrezione di Berrettini, quel 15-13 nel super tiebreak contro Comesaña, confine sottile tra un nuovo futuro e una delusione definitiva. Poi la battaglia di Cobolli, che ha quasi visto svanire un set da 5-1 contro Svajda e chissà poi come sarebbe finita. E infine appunto Arnaldi, tornato dopo un infortunio a un piede che lo ha bloccato per mesi e che si è ricostruito turno dopo turno, fatica dopo fatica: 4 ore e 1 minuto contro Griekspoor, 3 e 26 contro Tsitsipas, 4 e 58 contro Collignon, 5 e 26 contro Tiafoe (recuperando due break nel quarto set). "Ho giocato più qui che nel resto dell'anno ha scherzato sfinito dall'impresa -: davvero non ci credo di essere ancora in gioco".