La bolla del tennis è assai permeabile, la dura realtà del mondo di fuori filtra abbondantemente nella routine dei tornei: così, oggi, una guerra sempre più sanguinosa si staglia dietro la prima semifinale femminile al Roland Garros e una frizione antica dietro la seconda. Poi, per fortuna, c’è la geopolitica sportiva, che è un’altra cosa, non le servono eserciti, missili o droni. In questo stesso Open di Francia, infatti, l’Italia sta combattendo battaglie motivate da confini da spostare, risorse da rubare, vendette da consumare, le supremazie regionali da consolidare, bensì dalla prevalenza, la propria prevalenza sportiva disarmata.

Kostyuk saluta la giudice di sedia, alle sue spalle Andreeva

Le fasi finali del singolare femminile mettono in evidenza alcune delle faglie che attraversano l’Europa. Sul Philippe Chatrier l’ucraina Marta Kostyuk affronta nel primo pomeriggio la russa Mirra Andreeva mentre sul suo paese piovono missili di Vladimir Putin come quello che pochi giorni fa ha centrato un edificio civile a cento metri dalla casa della sua famiglia a Kiev, provocando decine di morti. Dall’aggressione del 2022, Marta non ha mai smesso di ricordare al mondo il dramma del suo paese. La notte lei non guarda più le notifiche sui social, altrimenti non riuscirebbe a dormire; prima di entrare in campo scrive mail e WhatsApp a parenti e amici per sapere se sono tutti ancora vivi; alle avversarie russe e bielorusse non stringe mai le mani, come da protocollo che si sono date lei, Elina Svitolina e le altre.