Il Roland Garros si colora sempre più d’azzurro, certificando un periodo d’oro per il tennis italiano che supera le più rosee aspettative. Mentre il mondo celebra l’impresa storica dei tre italiani approdati ai quarti di finale nel singolare maschile, c’è un’altra certezza almeno altrettanto luminosa, e forse ancor più consolidata: la coppia formata da Simone Bolelli e Andrea Vavassori.

Non sono più una rivelazione, bensì la garanzia di una nazione che ha scelto di sedersi stabilmente al tavolo dei grandi in ogni disciplina. Se il tabellone individuale regala exploit clamorosi, Bolelli e Vavassori avanzano con l’autorevolezza di chi appartiene all’élite.

La qualificazione in semifinale, maturata piegando Petr Nouza e Neil Oberleitner per 6-7, 6-1, 7-6 dopo 2 ore e 40 minuti di autentica battaglia, è la prova tangibile della maturità di questo tandem.

Sotto di un set dopo un tie-break serratissimo perso 9-7, gli azzurri non hanno vacillato: hanno ripreso in mano le geometrie nel secondo parziale (6-1) e infine hanno conquistato una maratona di nervi nel gioco decisivo del terzo, chiuso 14-12. Nessun panico, soltanto la lucidità di chi ha fatto del doppio la propria roccaforte.

Se i risultati del singolare testimoniano l’esplosione di un movimento, il percorso di Bolelli e Vavassori attesta una continuità rara. Nel 2026, presentatisi a Parigi da quinte teste di serie, sono arrivati forti di un palmarès di peso: titolo difeso a Rotterdam, primo Masters 1000 vinto insieme a Miami e trionfo agli Internazionali BNL d’Italia, impresa mai riuscita nell’Era Open a una coppia tutta italiana..