ORMELLE - Mahey Verinder Kumar, il 19enne indiano recuperato dai sommozzatori lunedì sera nel Piave tra Roncadelle e Cimadolmo. L’ispezione cadaverica effettuata sulla salma ha confermato la morte per annegamento: il giovane era uscito di casa nel pomeriggio per andare a trascorrere qualche ora in riva al fiume. Con la bici, aveva raggiunto il punto in cui da un albero pende una corda per i tuffi. A terra ci sono ancora un paio di scarpe e i resti di un picnic. Poi la nuotata e il malore che non gli ha lasciato scampo. «Non sapeva nuotare, stava attento quando si avvicinava all’acqua», dicono tra le lacrime i parenti del giovane.
Il contesto Ad accorgersi del suo corpo in acqua, quattro ragazzi che hanno lanciato l’allarme verso le 19 dal ristorante Tino Traghetto poco distante. Sul posto sono giunti immediatamente i sanitari, vigili del fuoco e carabinieri, ma per il giovane non c’era ormai più nulla da fare. L’episodio riapre il triste capitolo delle morti sul Piave, che l’estate scorsa, dopo la morte o il ferimento di diverse persone, aveva portato tutti i Comuni rivieraschi a riflettere sulla necessità di sensibilizzare sulle insidie che il fiume rappresenta per i bagnanti. Al momento del decesso, Kumar aveva ancora il costume addosso ed era senza scarpe. Le stesse che probabilmente sono state trovate a poca distanza da alcuni vestiti piegati, un asciugamano e cocci di vetro di bottiglia.I parenti I parenti del giovane si fermano a fissarli il giorno seguente alla tragedia, senza parole. Sul posto c’è ancora la bici rossa con cui era uscito di casa. «Non riusciamo a spiegarci quello che è successo - racconta Lal, uno dei cugini di Kumar - i suoi genitori sono disperati, non riescono a darsi pace». Più volte avevano cercato di mettersi in contatto con lui dall’abitazione di Cimadolmo in cui vivono, poco distante da via Piave. Il 19enne era solito cercare qualche ora di svago proprio in quel punto del fiume. «Di solito veniva in compagnia degli amici, mai da solo - continua il cugino -, ma soprattutto, non sapeva nuotare. Anche in India, di dove era originario, non aveva mai nuotato perché non aveva imparato. Non capiamo perché possa essersi tuffato: di solito si stendeva in riva senza andare in profondità proprio perché sapeva di non si sentiva sicuro. Ogni tanto quando veniva qui, si faceva dei selfie». In un primo momento lunedì sera, si era pensato che la sua scomparsa potesse essere legata ad una causa diversa. Ma dal primo esame effettuato sulla salma, non risultavano segni di violenza. E il giovane aveva con sé asciugamano e costume per il bagno. «Non poteva essere solo», ipotizzano i parenti tra le lacrime. Ora i genitori hanno deciso di non procedere con una ulteriore autopsia sul corpo del figlio, ma di organizzare l’ultimo saluto, che si terrà qui in Italia. «Mamma e papà vogliono esserci, quindi Kumar resterà qui», afferma Lal. Il ricordo Anche perché, il 19enne voleva costruirsi la sua vita proprio accanto ai suoi familiari: aveva raggiunto i genitori appena nove mesi fa dall’India e viveva assieme anche alle quattro sorelle e ad un fratello. Appena arrivato, aveva subito fatto richiesta per ricevere il permesso di soggiorno e ora era in attesa di trovare un lavoro. Non era solo: nelle comunità indiana aveva trovato amici con cui trascorrere le sue giornate. «Era un ragazzo estroverso, vivace - raccontano gli amici - una bella persona davvero. Quando abbiamo saputo di quello che è successo, ci siamo disperati. Era un punto di riferimento per noi. Aveva tanti sogni ancora da realizzare ed era arrivato in Italia per poterli coronare. Ci mancherà molto».









