Settimana impegnativa per il centrodestra che governa la Regione del Veneto. Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno una manciata di giorni per decidere come spartirsi decine di incarichi. La volontà è di definire l’intero quadro anche se nella seduta del consiglio regionale di martedì prossimo le nomine saranno pochissime. Il nodo è costituito principalmente dalle Ater, le Aziende territoriali per l’edilizia residenziale: quelle di Venezia e Verona sono richieste dalla Lega (se non altro per tentare di bilanciare la mancanza di assessori di questi territori nella giunta di Alberto Stefani), ma anche da Fratelli d’Italia (che vorrebbe l’ex Iacp lagunare) e da Forza Italia (che vorrebbe intestarsi l’azienda scaligera). E come se non bastasse c’è il Mercosur: complice una mozione presentata da Resistere di Riccardo Szumski e Davide Lovat, sul “Mercado Común del Sur” potrebbe registrarsi la prima spaccatura all’interno della maggioranza di Stefani, con i leghisti contrari all’accordo di libero scambio con l’Unione Europa e i meloniani favorevoli.

LE CASELLE L’unico accordo pre-elettorale sulle nomine negli enti e nelle società partecipate dalla Regione riguarda Veneto Sviluppo: “FdI si riserva di proporre al presidente persone di qualità”, recita l’impegno dello scorso ottobre. E Fratelli d’Italia non intende cedere su Massimo Giorgetti come successore di Fabrizio Spagna: il nome dell’ex assessore regionale veronese sarà portato al tavolo della trattativa e, raccontano i meloniani, volenti o nolenti i leghisti dovranno accettarlo. Altra scelta, più tecnica, sarà invece quella del direttore generale della finanziaria regionale, ruolo attualmente ricoperto ad interim da Marco Zanetti.Benché molto meno remunerativo rispetto a Veneto Sviluppo (un presidente di Ater ha una indennità lorda annua che oscilla tra i 35.200 e i 39.800 euro rispetto ai 61mila del vertice della finanziaria regionale), sono proprio le Aziende per la casa a bloccare le trattative tra gli alleati. “Definite quelle - raccontano - andrà tutto in discesa”. La particolarità rispetto alle precedenti consiliature è che adesso a Palazzo Ferro Fini non c’è più il monocolore leghista-zaiano, il Carroccio ha pur sempre la maggioranza relativa, ma deve vedersela con Fratelli d’Italia e pure con Forza Italia. Senza contare le dinamiche interne: a Verona una parte del Carroccio vorrebbe riconfermare il presidente uscente Matteo Mattuzzi, un’altra parte vorrebbe cambiarlo. Difficile che tra i due litiganti a godere siano gli azzurri, il Carroccio punta sull’Ater di Verona - esattamente come a Venezia - per compensare la mancanza di un assessore. «Oggi tutto è reclamato da tutti - racconta un leghista di lungo corso - è da dieci anni che non ci si trovava in una situazione del genere». Lo schema di massima sarebbe: 3 Ater alla Lega (e se scattasse la quarta sarebbe per Rovigo o Belluno), 3 a FdI, 1 a Forza Italia. Tutto da decidere entro martedì. LE DIVISIONI E martedì potrebbe anche verificarsi la prima spaccatura nella maggioranza. La seduta del 26 maggio è stata sospesa perché mancava l’assessore all’Agricoltura Dario Bond e il suo collega di partito, il capogruppo di FdI Claudio Borgia, ne ha approfittato per far rinviare il voto della mozione sul Mercosur. Il testo, illustrato da Davide Lovat (Szumski Resistere), vuole impegnare la giunta a esprimere formalmente al Governo la contrarietà della Regione all’adesione dell’Italia all’accordo Ue-Mercosur “per gli effetti gravemente penalizzanti su agricoltura, allevamento e filiere agroalimentari nazionali”. Adesso FdI si aspetta che Bond dia parere contrario a nome della giunta e che i leghisti, assolutamente contrari al Mercosur, votino in maniera difforme rispetto all’indicazione dell’esecutivo del “loro” governatore. Dal Carroccio già spiegano: «Non sarà un voto contro l’assessore o la giunta, ma in linea con quanto già espresso al Parlamento Europeo e con la maggior parte delle associazioni di categoria del settore primario». A meno che il testo non venga sufficientemente emendato. Szumski permettendo.