HomeAscoliEconomiaIncertezza Beko, i sindacati chiedono un tavolo al Mimit: “Serve un piano”Dopo lo stop produttivo i lavoratori tornano in fabbrica, ma restano nodi su investimenti e commesseLo stabilimento piceno riapre i cancelli al termine di un periodo delicatoRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciAscoli, 3 giugno 2026 – Dopo una settimana di fermo produttivo coperto dalla cassa integrazione, oggi i lavoratori della Beko di Comunanza tornano in fabbrica. Lo stabilimento piceno riapre i cancelli al termine di un periodo particolarmente delicato, segnato da nuove giornate di sospensione dell’attività concordate tra azienda e rappresentanze sindacali. Una ripresa che rappresenta certamente un segnale positivo per il territorio, ma che non basta a cancellare le preoccupazioni che continuano ad accompagnare il futuro del sito produttivo. L’accordo sindacale sottoscritto nei giorni scorsi ha previsto ulteriori giornate di fermo, coperte dalla cassa integrazione guadagni straordinaria, nell’ambito di una situazione che resta complessa.
La ripartenza odierna arriva infatti in un contesto caratterizzato da volumi produttivi ancora insufficienti a garantire una piena serenità ai lavoratori e alle loro famiglie. A distanza di circa un anno dall’intesa firmata al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che aveva scongiurato il rischio di chiusura dello stabilimento marchigiano, molte delle questioni aperte non hanno ancora trovato una risposta definitiva. Quell’accordo era stato accolto come una svolta fondamentale per salvaguardare uno dei principali poli industriali dell’entroterra ascolano e centinaia di posti di lavoro. Tuttavia, il percorso di rilancio annunciato allora necessita ora di ulteriori passi concreti. Le organizzazioni sindacali continuano a seguire con attenzione l’evoluzione della situazione e chiedono che venga convocato entro l’estate un nuovo tavolo di confronto al Mimit. L’obiettivo è fare il punto sullo stato di attuazione degli impegni assunti e, soprattutto, ottenere garanzie sugli investimenti destinati al sito di Comunanza. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, il futuro dello stabilimento passa necessariamente attraverso un rafforzamento della capacità produttiva e l’assegnazione di nuove commesse. Senza un piano industriale in grado di consolidare le attività e assicurare prospettive di crescita, il rischio è che la fabbrica continui a vivere una fase di incertezza, con il ricorso agli ammortizzatori sociali destinato a ripresentarsi periodicamente.







