Lo spiraglio è stretto, e per passarci servirà fare le acrobazie. Questa mattina la Commissione europea formalizzerà la propria proposta per estendere la deroga al Patto di stabilità anche agli investimenti sull’energia, ma l’aria che tira nel governo è che le trattative siano solo all’inizio. Quanto concesso sinora è infatti tutt’altro rispetto alle richieste di Meloni.

LA SOLUZIONE avanzata da Palazzo Berlaymont è che nella deroga dell’1,5% del Pil per le spese per la difesa possa essere incluso anche uno 0,6% nel prossimo triennio per investimenti nell’energia, legati però a diminuire la dipendenza e il consumo di fonti fossili, ampliando anche la capacità produttiva di fonti di energia pulita. Insomma, non il taglio delle accise o i sussidi per l’acquisto di carburanti che l’esecutivo ha messo in campo da inizio aprile e che da qui a una settimana dovrà in qualche modo rinnovare. Per questo il sentimento prevalente a Roma è la cautela: «Domani quando ci saranno i risultati dirò la mia. È un mese che stiamo lavorando e sento dire che non otterremo niente. È un percorso lungo e complicato, vediamo come va a finire» ha commentato ieri il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti arrivando al Quirinale per la festa della Repubblica.