Uno spiraglio di flessibilità da circa 6,8 miliardi l’anno in materia di energia.

Questo lo schema ipotizzato dalla Commissione Europea dopo la lettera inviata dalla premier Giorgia Meloni a Ursula von der Leyen un paio di settimane fa.

In sostanza, si risponde con un parziale sì prevedendo un margine di spesa dello 0,3% annuo nel triennio 2026-2028 fino a un massimo dello 0,6%.

Tradotto per l’Italia, significa poter spendere da 6,5-7 miliardi (lo 0,3% del Pil) a 13-13,5 miliardi (lo 0,6%, secondo le stime attuali).

Lo schema rientra in quello del National escape clause (Nec) sulle spese militari: per spendere per l’energia, insomma, gli Stati interessati dovranno presentare una richiesta formale di Nec, cui seguiranno una proposta della Commissione e l'approvazione del Consiglio Ue (a maggioranza qualificata).