Nella dichiarazione con cui ha aperto la sua deposizione davanti alla commissione del Senato, la direttrice dell'Intelligence nazionale Usa, Tulsi Gabbard, non ha citato un passaggio scritto che avrebbe contraddetto il presidente Donald Trump sulle ragioni della guerra all'Iran. Nel testo, c'era un passaggio che diceva: "Come risultato dell'Operazione Midnight Hammer (quella del giugno dell'anno scorso, ndr), il programma di arricchimento nucleare dell'Iran è stato distrutto. Da allora non ci sono stati tentativi di ricostruire la loro capacità di arricchimento. Gli ingressi alle strutture sotterranee bombardate sono stati sepolti e sigillati con il cemento". Ma Gabbard ha saltato quel passaggio nella sua esposizione orale. E' stato il senatore democratico della Virginia Mark Warner a notare la discrepanza tra il testo consegnato alla commissione e quello poi letto dalla direttrice dell'intelligence americana. Warner le ha chiesto se fosse stato "perché il presidente aveva detto che c'era una minaccia imminente". Gabbard ha replicato: "Ho capito che il tempo stava per scadere e ho saltato alcune parti, compresa quella che lei ha scelto". Warner non è parso convinto della risposta e ha ricordato che quel passaggio avrebbe contraddetto la posizione ufficiale con cui Trump ha motivato l'avvio del conflitto in Medio Oriente. Invece di affermare, come da testo preparato, che "il programma di arricchimento nucleare iraniano è stato annientato" e che "da allora non ci sono stati tentativi di ricostruire la capacità di arricchimento", Gabbard ha elogiato l'operazione militare statunitense in corso contro l'Iran. "Abbiamo continuato a fornire al presidente e al suo team informazioni relative a questa operazione in Iran", ha quindi sottolineato Gabbard, incalzata da Wyden, che ha anche chiesto se fosse previsto che l'Iran avrebbe attaccare le forze statunitensi. "Abbiamo sempre preso molto seriamente la minaccia rappresentata dalle capacità missilistiche del regime iraniano e il rischio che i nostri soldati americani possano essere messi in pericolo", ha risposto la direttrice dell'Intelligence. E ancora: il senatore ha citato il commento di Trump, secondo il quale "nessun esperto aveva ritenuto possibile un attacco iraniano contro i partner negli Stati del Golfo". E ha chiesto: il presidente è stato informato dall'intelligence "che il rischio invece c'era? "La comunità di intelligence - ha risposto Gabbard - ha continuato a valutare le potenziali minacce per la regione, le minacce esistenti nella regione, e a fornire tali valutazioni ai responsabili politici e a chi decide. Solo il presidente Trump può stabilire se una minaccia è imminente o meno". Ieri, il dimissionario Joe Kent, capo del Centro per l'antiterrorismo americano, ha dichiarato che "l'Iran non rappresentava una minaccia imminente per il nostro Paese ed è chiaro che questa guerra è stata iniziata per la pressione di Israele e della sua potente lobby americana”.
Iran, Gabbard esclude la minaccia nucleare ma non lo dice alla Commissione Intelligence del Senato
Nel corso dell'audizione, la direttrice dell'Intelligence nazionale Usa non cita un passaggio scritto che avrebbe contraddetto Trump. E il dem Wyden la incalza sulle conseguenze "prevedibili" e "previste" di un attacco a Teheran






