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18 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 17:00

L’Iran è stato colpito, ma non è crollato. E soprattutto, secondo i servizi di sicurezza degli Stati Uniti, non ha ripreso il programma nucleare dopo gli attacchi del giugno 2025. È una linea che segna una frattura politica rilevante a Washington quella emersa durante l’audizione al Senato della direttrice dell’Intelligence nazionale, Tulsi Gabbard, mettendo in discussione la narrativa usata dalla Casa Bianca e da Donald Trump per giustificare l’operazione “Epic Fury” in corso contro l’Iran in coordinamento con Israele.

Davanti ai senatori, Gabbard ha delineato un quadro netto: “L’Iran dovrà ricostruire l’esercito se sopravvive alla guerra”. Una frase che sintetizza la valutazione dell’apparato di intelligence statunitense: la Repubblica islamica è stata duramente colpita, ma le sue strutture politiche restano in piedi. “Il governo di Teheran è intatto”, ha precisato, pur essendo “ampiamente indebolito a causa degli attacchi alla sua leadership e alle sue capacità militari”. Affermazioni che correggono, se non addirittura contraddicono, la lettura che il presidente degli Stati Uniti ha dato dell’andamento della guerra. Durante un evento in Kentucky l’11 marzo Trump ha dichiarato: “Abbiamo vinto la guerra contro l’Iran in un’ora”. In comunicazioni ufficiali tra il 16 e il 17 marzo, invece, il tycoon ha affermato che il regime di Teheran è stato “distrutto“.