L’incontro a Ginevra non è riuscito ad appianare le divergenze. E nonostante il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, abbia espresso una timida valutazione positiva, il timore è che la guerra tra Teheran e Washington sia ormai alle porte.
La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ieri ha spiegato che «ci sono molti argomenti a favore di un attacco all'Iran» e ha «suggerito» a Teheran di chiudere un accordo con l’amministrazione Trump prima che sia troppo tardi, auspicando che gli iraniani «tornino al tavolo con più dettagli in un paio di settimane».
Ma due settimane fu anche il termine che diede The Donald prima della guerra di giugno, ordinando poi tre giorni dopo l’Operazione Martello di Mezzanotte.
Secondo il sito Axios, un consigliere di Trump avrebbe detto che esiste «il 90% di possibilità che vedremo un’azione militare nelle prossime settimane». Una guerra che si tradurrebbe in una campagna congiunta Usa-Israele di settimane e con l’obiettivo di colpire definitivamente il regime.
E questo scenario è confermato anche dal continuo dispiegamento di forze che assediano la Repubblica islamica. Dall’inizio delle proteste in Iran, la Casa Bianca ha deciso di rafforzare la presenza militare Usa in tutta la regione.











