Vista da Stoccolma, la nostra economia - di sicuro nella puntuale descrizione di questi giorni fatta dalla Banca d'Italia - ha una impostazione squilibrata, se l'obiettivo è quello dichiarato di stimolare crescita e mercato dei capitali. Nei bilanci delle nostre banche, infatti l'ammontare di titoli di Stato (investimento passivo per definizione) è aumentato a 686 miliardi, la ricchezza delle famiglie - salita a 12.326 miliardi - vede la quota in mano agli under 36 crollare all'8% mentre la presenza dei fondi pensione (pur con le novità in arrivo da luglio) non riesce a dare una scossa al mercato dei capitali e raccoglie solo il 5,3% della ricchezza finanziaria.

Eppure secondo Mario Draghi - che ad Aquisgrana ha lamentato come "oggi, metà del capitale investito attraverso fondi europei rifluisce negli Stati Uniti, dove rischi e rendimenti sono maggiori" - basterebbe guardare al modello svedese per trovare una soluzione in grado di stimolare investimenti e quindi competitività. Nel momento in cui l'Ue - alla disperata ricerca di competitività - prova ad accelerare sull'Unione dei risparmi e degli investimenti, Stoccolma rilancia la propria esperienza, che mescola pragmatismo e un pizzico di utopia e che può essere imitata (la Polonia lo ha già fatto l'anno scorso) anche se necessariamente adattata. Qui, quasi la metà della ricchezza finanziaria delle famiglie (per l'esattezza il 47%) è investito in azioni o fondi diversificati: soldi che alimentano la crescita delle aziende, producono dividendi e rafforano i patrimoni dei singoli a livelli inimmaginabili per chi in Italia - da sempre - punta solo sulle rendite dei titoli di Stato o, peggio ancora, li lascia fermi nei conti correnti bancari a tasso zero (1374 miliardi, sempre secondo Via Nazionale).