Quando per molto tempo l’economia non va bene come si spera e la situazione sociale ne risente bisogna provare a fare qualcuna di quelle cose che si è sempre pensato che non si possono fare, sovvertendo regole e prassi. La crescita della produttività in Europa è da oltre 20 anni inferiore a quella Usa e quella dell’Italia è tra le peggiori. Il nostro Paese ha i conti in ordine e un sistema bancario solido, ed è un bene, ma cresce poco perché investe male. Troppo bassa è la quota di investimenti in settori innovativi, in tecnologie avanzate e in ricerca applicata. Di converso, i dati di produttività negli Stati Uniti mostrano un aumento elevato essenzialmente dovuto all’Ai e alla estesa digitalizzazione dell’industria dei servizi. Lo scenario attuale ha delle analogie con quello degli anni 90 in cui l’innovazione nelle tecnologie informatiche e di telecomunicazione fu colta dalle imprese americane per aumentare la produttività e accrescere la loro competitività. Il divario economico tra le due sponde dell’Oceano Atlantico potrebbe diventare ancor maggiore perché i cambiamenti indotti dalle nuove scoperte tecnologiche sembrano essere più profondi e perché vi è anche la concorrenza delle imprese cinesi. L’opzione a disposizione dell’Europa è incentivare l’uso delle nuove tecnologie, Ai e digitalizzazione, nelle aziende di tutte le industrie in modo che i loro processi produttivi ottengano i guadagni di efficienza necessari per competere adeguatamente.