Le tensioni in Medio Oriente hanno riacceso la crisi energetica, riportando in primo piano il rischio di nuovi rincari per carburanti e bollette. Al centro del dibattito spicca la questione del taglio delle accise, finora utilizzato come scudo contro gli aumenti di benzina e diesel per l’intera platea dei consumatori, ma ora destinato a una profonda revisione da parte dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.
La proroga della riduzione generalizzata scadrà il 6 giugno. Pur avendo offerto un sollievo temporaneo ai bilanci familiari, questa misura è già costata allo Stato circa due miliardi di euro.
L’orientamento del governo è quello di abbandonare lo sconto alla pompa indistinto e concentrare le risorse su interventi selettivi rivolti alle fasce più deboli o maggiormente esposte alla crisi. Il pacchetto allo studio per superare i mesi estivi ammonterebbe a circa 500 milioni di euro. Lo strumento operativo non è ancora stato definito: l’ipotesi iniziale di utilizzare la “social card” sembra tuttavia essere stata accantonata.
Il nodo principale si gioca però a Bruxelles. L’Italia, attraverso l’azione dei ministri Giancarlo Giorgetti, Antonio Tajani e Guido Crosetto, ha sollecitato maggiore flessibilità sui conti pubblici, puntando a ottenere margini fiscali includendo l’emergenza energetica nella clausola di salvaguardia nazionale prevista per la difesa.










