ROMA. È ancora aperta la partita sul futuro degli sconti sulle accise. A pochi giorni dalla scadenza del 6 giugno, nel governo si moltiplicano le valutazioni su costi e benefici di un nuovo eventuale intervento sui carburanti, senza che sia ancora maturata una decisione definitiva. Dalla primavera a oggi il taglio delle accise ha cambiato più volte intensità: si è partiti da uno sconto consistente, attorno ai 24 centesimi al litro, per arrivare a una progressiva riduzione. Nell’ultimo decreto il governo ha dimezzato lo sconto sul gasolio, portandolo a circa 12 centesimi al litro, mentre per la benzina il taglio è rimasto più contenuto, attorno ai 6 centesimi. Una modulazione dettata dall’esigenza di contenere l’impatto sui conti pubblici: il conto complessivo dell’operazione sfiora i 2 miliardi di euro, una cifra che rende difficile immaginare ulteriori proroghe senza coperture solide.

Un orientamento condiviso dai molti esponenti dell’esecutivo. Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, nei giorni scorsi è stato esplicito: «A oggi non abbiamo previsto un altro intervento sulle accise, anche perché quelli precedenti sono già stati molto pesanti per il bilancio dello Stato. Per questo la presidente del Consiglio ha chiesto all’Unione europea di derogare al Patto di stabilità». Una linea prudente, affiancata da quella del viceministro dell’Economia Maurizio Leo, che lascia aperti tutti gli scenari: «Noi speriamo che la guerra finisca, l’obiettivo primario è venire incontro alle famiglie e alle imprese. Dovremmo vedere quali saranno le soluzioni più efficaci». È proprio il nodo delle risorse a orientare le scelte. All’interno del governo si rafforza l’idea che la stagione dei tagli generalizzati debba avviarsi verso la conclusione, per lasciare spazio a strumenti più selettivi. Una linea che trova riscontro anche nelle analisi della Banca d’Italia: dalla Relazione annuale presentata dal governatore Fabio Panetta emerge come i benefici del taglio delle accise siano andati per oltre la metà alle famiglie con redditi più elevati, poiché la spesa per carburanti cresce con il reddito. Un elemento che rafforza la necessità di aiuti più mirati, capaci di concentrare le risorse su chi è maggiormente esposto ai rincari. In quest’ottica, sul tavolo ci sono diverse ipotesi, tra cui quella di introdurre voucher destinati alle fasce deboli, indicativamente sotto i 15 mila euro annui. Si tratterebbe di buoni per il pagamento alla pompa da caricare sulla social card Dedicata a te.