Caro Aldo,in questi giorni molti sui social stanno attaccando Francesco De Gregori per la sua scelta di non schierarsi in merito alle questioni Gaza e Iran, perché si sente confuso in merito. Io ritengo che un immenso artista vada giudicato solo come tale e garantisco che l’umanità di Francesco è reale, avendolo conosciuto anni fa alla stazione di Napoli, dove, ignorato dalla folla, mi ha sorriso, stretto la mano e augurato buon viaggio. Vorrei che lei spendesse parole di lode per chi con Generale ha scritto la più bella canzone italiana contro la guerra. Giancarlo Di Gregorio, Passirano (Brescia)
Caro Giancarlo,Francesco De Gregori ed Erri De Luca hanno detto cose diverse, ma appartengono entrambi a una generazione che ha un legame sentimentale con Israele. Lo stesso vale per la generazione precedente, quella che aveva vissuto la guerra e la persecuzione degli ebrei, e per quella successiva, la mia. Ricordo benissimo i miei nonni ascoltare alla radio le cronache della guerra del Kippur del 1973, prima preoccupatissimi all’idea che Israele stesse perdendo, poi sollevati dal fatto che fosse riuscita a respingere l’assalto degli arabi che la volevano distruggere. Poi però andarono in pellegrinaggio a Gerusalemme, visitarono la Cisgiordania, videro i territori che — non è un’opinione, è un fatto — non appartengono a Israele, non sono stati assegnati a Israele, ma Israele occupa e non intende restituire, come invece fece con il Sinai appunto dopo la guerra del 1973. Netanyahu ha vinto le ultime elezioni promettendo di annettere la Cisgiordania, sottinteso cacciando i palestinesi o nella migliore delle ipotesi sottomettendoli. E Rabin, che la Cisgiordania la voleva restituire, fu ammazzato non da un palestinese, ma da un israeliano che la pensava come Smotrich e Ben Gvir, che ora sono al governo. Certo, le leadership palestinesi hanno commesso gravi errori, Israele non restituì la Cisgiordania anche perché nel 2000 Arafat non accettò la proposta di Barak e nel 2008 Abu Mazen quella di Olmert (del resto né Olmert né Abu Mazen avevano il pieno controllo della situazione).Va detto che Israele al tempo della nostra giovinezza era un’altra Israele, fondata e governata dai laburisti, che avevano creato i kibbutz, forme di condivisione della proprietà della terra che non si erano viste in Occidente. E la piccola ma preziosissima comunità ebraica italiana aveva dato un grande contributo alla lotta al nazifascismo. Erano ebrei Umberto Terracini, diciassette anni nelle carceri fasciste, l’uomo che ha firmato la nostra Costituzione. Vittorio Foa, otto anni nelle carceri fasciste (sua moglie Lisa era in Lotta continua con Erri De Luca). Natalia Ginzburg, moglie di Leone, morto a Regina Coeli sotto le torture naziste. Emanuele Artom, morto sotto le torture alle Nuove di Torino. Carlo e Nello Rosselli, assassinati per ordine diretto di Mussolini. Giulio Bolaffi, comandante della quarta divisione di Giustizia e Libertà. Enzo Sereni, sionista, fondatore di un kibbutz, tornato in Europa per combattere i nazisti, fucilato a Dachau. Primo Levi, autore del più importante libro su Auschwitz, che sulla Stampa criticò Israele dopo il massacro di Sabra e Shatila. Era ebreo anche il ragazzo a volto coperto che ha sparato ai pensionati dell’Anpi. Grande è la confusione sotto il cielo, e il momento non è propizio.












