BOLZANO. Ha fondato la facoltà di Design. Come dire: quello che ha iniziato a fare della Lub quello che è, una molto libera università. Ma se gli si chiede qual è per lui un'impresa dice: «Aver smontato e rimontato pezzo per pezzo una Morris 1000 convertibile».Quando passa davanti al Museion, lo vede come un cubo ma con le braccia aperte verso di noi che invece ci giriamo intorno per passare oltre: «Ecco, fossi io a decidere, lo aprirei nei mezzo, come un portale e ci farei passare sotto la gente. Così finalmente vede quello che c'è dentro». Kuno Prey è uno che smonterebbe anche casa sua un giorno sì e l'altro pure, per poi rifarla come non era. Al liceo, al primo anno, ha guardato di traverso il latino che avrebbe dovuto studiare e gli ha detto: no, non mi vai. Ed è finito a Ortisei alla scuola d'arte. Ma non voleva fare l'artista e così è andato a Cortina a quella del legno e del progetto. Achille Castiglioni, uno dei numi del design, con cui ha studiato, gli ha scritto su un foglietto, circa quarant'anni fa: "Kuno parla poco e osserva tanto". Lo conserva come una reliquia. Prey pur essendo nato sotto le Tre Cime è un altoatesino-sudtirolese anomalo. Nel senso che non sta dentro a lungo a niente, figurarsi alla tradizione. Parla di tutto come se non ci fosse un domani, probabilmente perché l'oggi lo vede già passato. Un tipo strano. Per arrivare all'hotel Laurin occorre calpestare le sue laiche pietre d'inciampo con su vocaboli sparsi in tedesco e italiano. Docente per anni alla nostra università è quanto di meno accademico esista in quel mondo. I suoi studenti non sapevano mai cosa si sarebbe inventato la mattina dopo ma questo chiedeva anche a loro: sorprendetemi.
Kuno Prey: «Aprirei il Museion come un portale per la città»
Il fondatore della facoltà di Design della Lub racconta il suo percorso tra creatività, insegnamento e innovazione. E rilancia una visione radicale per rendere il museo più vicino alle persone










