MUSE, interni, foto di Anna Cortelazzo
Quando si arriva a Trento dalla stazione, la cosa che colpisce di più sono le montagne: non un semplice sfondo, ma una presenza costante, un confine naturale che definisce il paesaggio e la città stessa. In questa città, dove natura e cultura si incontrano, sorge il Museo delle Scienze di trento (MUSE), un museo che celebra proprio questa relazione complessa tra uomo e ambiente, in particolare alpino. L’edificio, progettato da Renzo Piano, si slancia verso l’alto facendo eco alle vette circostanti, restituendo al visitatore un senso di apertura e luce.
Non c'è da aspettarsi un museo dove si entra solo per ammirare qualcosa: il MUSE è uno spazio che si vive a 360 gradi, un’estensione del contesto urbano la cui posizione, nel quartiere Le Albere, è il risultato di un progetto molto ampio che ha voluto trasformare una vecchia area industriale, un tempo sede della Michelin, in un polo culturale integrato con la città.
L’idea del MUSE nasce dall’esigenza di integrare due visioni: quella del museo di scienze naturali, con la sua tradizione di collezioni e ricerca, e quella degli science center, dinamici e interattivi. Non c’è una separazione netta tra le due cose, ma un’integrazione pensata per coinvolgere il pubblico senza rinunciare al radicamento nella tradizione, spogliata però di tutta la polvere, quella metaforica e quella che si accumulava nelle teche (qui ce ne sono pochissime). Il museo è stato concepito come la metafora di una montagna, un simbolo che guida l’intera esperienza del visitatore. Ogni piano racconta un pezzo della storia naturale e umana delle Alpi in tutta la sua complessità, partendo dall’alto per poi scendere verso il fondovalle. All’ultimo piano, il più alto e il più luminoso, la terrazza panoramica ti fa esperire il contesto alpino in cui ti trovi. Scendendo ci sono i ghiacciai, e se ti affacci guardando nel big void, lo spazio che connette i piani e in cui fluttuano gli animali tassidermizzati, ti può cogliere la stessa vertigine che avresti sulla sommità di una montagna. Nel contempo, però, senti anche la stessa leggerezza che puoi provare vedendo un volatile planare sulle cime: è il concetto di “zero gravity”, caro a Renzo Piano: tutto è sospeso, dai tavoli ai minerali esposti in strutture che sembrano sfidare la forza di gravità, agli animali che sono fuggiti dalle teche dei tradizionali musei di scienze naturali per librarsi nell’aria, anche quelli senza ali.













