In epoca di artifici, finzioni e musica plastificata, i concerti diventano inevitabilmente un baluardo, il luogo dove vengono preservati alcuni elementi essenziali della musica, diciamo i fondamentali: l’autenticità, la condivisione, il contatto visivo tra chi propone e chi ascolta e via così dicendo.L’AssoConcerti, che riunisce gli organizzatori italiani di musica dal vivo, ha pubblicato i dati economici del 2025 e sono entusiasmanti. Scopriamo che il settore è in crescita, che l’anno scorso la spesa del pubblico ha superato il miliardo, con un aumento del 21% rispetto all’anno precedente. Per non dire dell’indotto che ricade su alberghi, ristoranti, trasporti, considerando che i concerti spostano gente, e spesso diventano anche occasioni per turismo. In alcuni casi portano turisti dall’estero, sia perché magari in Italia viaggiare costa meno, sia perché ti capita di poter vedere David Gilmour al Circo Massimo o a Pompei e non è una cosa da poco. Quindi tutto bene? Qualche piccolo allarme lo dobbiamo lanciare comunque. I concerti costano cari – non tutti, è vero: se andiamo a vedere le medie del prezzo dei biglietti scopriamo che nelle fasce medie e basse i prezzi sono accettabili. Ma ce ne sono alcuni che costano troppo, soprattutto quando in cambio ti viene dato un posto in uno stadio, e i soldi ti vengono chiesti a volte un anno prima dell’evento, a tutto vantaggio di chi organizza, che elimina il rischio di impresa e può aggiustare il tiro con mesi di anticipo. Ma la cosa peggiore è una sorta di impeto di avidità che ha colto in generale tutto il sistema musicale, e ha le sue ricadute anche nel mondo dei concerti. Prendiamo a esempio, tra tutti, il concerto di Bad Bunny, il simpatico Bad Bunny che ci fa ballare e cantare. Guardate i video delle sue calienti performance: scoprirete che davanti al palco c’è un anello che separa le prime file. È una zona Vip, che ovviamente costa di più e garantisce i posti vicino al palco. Ma non basta, c’è una ristretta zona dietro il palco, ancora più privilegiata, che costa molto di più. Insomma c’è una ricca varietà di prezzi, arrivando a svariate centinaia di euro, che ci garantiscono graduali vicinanze ai nostri idoli, e in alcuni casi si può anche pagare, a cifre elevatissime, un breve incontro con l’artista. Leggi di mercato, si dirà, eppure vedere la panoramica di uno stadio con settori separati, gerarchicamente organizzati con privilegi per i più danarosi, non è un bello spettacolo. I concerti rimangono un baluardo della musica suonata (finché dura e l’AI non spazzerà via anche i musicisti veri) ma l’avidità non fa benissimo a quella che è per eccellenza l’arte della condivisione.