CORTINA D'AMPEZZO (BELLUNO) - «Sono passati cinquant’anni. Eppure all’aeroporto di Cortina, ancora chiuso, riecheggia il silenzio che quel giorno ha lasciato nelle persone. Il ricordo non è solo memoria: è una presenza. È un dispiacere che continua a vivere tra questi monti, come una ferita che non si vede, ma che non smette mai di fare male». Sono intense le parole che Gianpietro Ghedina, oggi consigliere comunale, allora bambino, raggiunto dalla notizia mentre era in viaggio per le vacanze con i genitori, dedica al cinquantennale del disastro aereo di Fiames.
La tragedia Il 31 maggio 1976 cadde un velivolo, in fase di decollo, e morirono sei persone. Quattro erano consiglieri comunali. Fra loro c’era Silvana de Zanna, la prima donna di Cortina a ricoprire questo ruolo. Il pilota era Carlo Lorenzi. Gli altri erano Rizzieri Bortot, Marco Costantini, Gianluigi Demenego e Renato Ghedina, amministratore della società di trasporto aereo, che salì all’ultimo momento, poiché si era liberato un posto, di un altro consigliere, che era stato bloccato dal lavoro. Gianpietro Ghedina, che nel disastro perse lo zio, vive da oltre vent’anni la vita amministrativa ampezzana, è stato sindaco dal 2017 al 2022. È stato sindaco pure Gianfrancesco Demenego, che perse il fratello, in quel disastro, che ancora aleggia sulla comunità. Lo si è visto nei commenti postati in questi giorni, sui social che ricordano l’episodio.La stele Oggi c’è una lapide, con i nomi delle sei vittime, sulla riva destra del torrente Boite, dove passa la frequentata stradina di Pian de ra Spines. Lì accanto c’è un’altra stele, che ricorda il precedente incidente aereo in cui perì Cesare Rosà, ideatore e promotore di questo aeroporto. Il disastro del maggio 1976 segnò di fatto la fine dell’attività aeroportuale a Fiames, su quella pista che, lo scorso inverno, ha accolto il villaggio degli atleti, per le Olimpiadi e Paralimpiadi Milano Cortina 2026.I drammi Il 1976 fu un anno costellato di episodi drammatici, che calarono sulla conca una cappa plumbea. Il mese di maggio si aprì con l’incendio all’hotel de la Poste, in cui morirono alcuni dipendenti. Pochi giorni dopo il terremoto colpì duramente la folta comunità di friulani, che vivevano e lavoravano a Cortina: molti di loro tornarono al paese, a seppellire i morti, a ricostruire le case. Il 3 giugno cadde in montagna Massimo Bordignon, di 16 anni. Due giorni dopo morì Manuela Alverà, una ragazza di 17 anni, molto attiva nei gruppi giovanili della parrocchia, che lasciò il libro “Amo la vita”, prima di cedere alla leucemia. In quello stesso mese, il 16 giugno, due giovani alpinisti ampezzani non tornarono dal Sudamerica, dalla spedizione organizzata sullo Huascaran dal gruppo Scoiattoli: Carlo Demenego e Raniero Valleferro rimasero su quella montagna, travolti da una valanga di neve e ghiaccio. La famiglia del campione di sci Bruno Alberti fu colpita dalla morte prematura del figlio Nicola, anch’egli di 16 anni. In un inspiegabile incidente d’auto, con una vettura che uscì di strada al passo di Valparola, morirono due bambini della famiglia Frenademez, marito e moglie custodi del municipio. Colpita duramente da queste e altre tragedie, la comunità ampezzana era muta e attonita. Il parroco di allora don Lorenzo Irsara riunì i fedeli in una novena di preghiera. La gente seppe reagire, come spesso accade nei momenti più bui, e proprio in quell’anno ci fu un fiorire di iniziative e attività sociali, culturali, artistiche. Due esempi su tutti: nel 1976 iniziò l’attività della sezione di Cortina d’Ampezzo della Croce Bianca. Lo stesso anno ci fu un rilancio della storica Banda paesana, base di una diffusa cultura musicale, vitale ancora oggi.






