“Gli alberi avevano ormai perso le foglie e, appeso c’era di tutto: resti umani, vestiti, bambole. E sul terreno passaporti, monete, catenine. Uno spettacolo ancor più terrificante e raccapricciante”, a raccontarlo a Fanpage.it è Giuliano, una delle persone che ricorda l’incendio di Conca di Rezzo, uno dei disastri aerei più terrificanti accaduti in Italia.

I rottami dell'areo precipitato

Nel 2027 saranno trascorsi 40 anni da una delle più importanti tragedie dell’aviazione civile italiana. Il 15 ottobre 1987, infatti, l’ATR 42 "Città di Verona" del volo Aero Trasporti Italiani 460, decollato da Milano Linate e diretto a Colonia, si è schiantato sul versante impervio della Conca di Crezzo, località che fa capo al Comune di Barni, in provincia di Como, all’interno del Triangolo Lariano.

Il volo è partito con oltre 50 minuti di ritardo a causa del maltempo e si è schiantato sedici minuti dopo il decollo. In quell'incidente hanno perso la vita tutte le 37 persone che erano a bordo: 29 cittadini tedeschi, cinque cittadini italiani e i tre membri dell’equipaggio, anch’essi italiani. La combinazione di condizioni meteorologiche avverse (quella sera aveva diluviato e la visibilità era ridottissima a causa di una forte nebbia) e la formazione di ghiaccio sulle ali e sulle superfici dell’aereo, ha creato una situazione critica di stallo che ha portato al tragico epilogo. Inizialmente l’ingegnere progettista del velivolo, era stato ritenuto responsabile per via delle presunte carenze nel manuale di istruzioni.