A mezzogiorno di oggi saranno cinque anni dalla tragedia che ha spento quattordici vite, di bambini, genitori, nonni, coniugi e giovani fidanzati. In una bella domenica di sole, quando si cominciava a gustare la normalità ritrovata dopo l’apice dell’epidemia da Covid, sono rimasti vittime di un incidente dovuto a trascuratezza e imperizia nella gestione della funivia del Mottarone. La cabina del secondo tronco che collega il lido di Carciano alla montagna tra lago Maggiore e d’Orta stava per entrare alla stazione in vetta quando è precipitata con i 15 passeggeri che aveva a bordo. Si è salvato solo il piccolo Eitan. I soccorritori hanno sempre pensato perché protetto dall’abbraccio di papà Amit Biran e di mamma Tal Peleg. Con loro c’erano il fratellino Tom e i bisnonni Itshak e Barbara Cohen, in visita ai nipoti che da qualche anno vivevano a Pavia. Serena Cosentino era una ricercatrice calabrese, nello staff del Cnr di Pallanza. Era su quella cabina con il fidanzato iraniano Mohammadreza Shahaisavandi.

Alessandro Merlo e Silvia Malnati erano un’altra giovane coppia, di Varese. Stavano progettando il loro futuro insieme. Della vicina provincia lombarda erano anche Vittorio Zorloni ed Elisabetta Persanini; il loro Mattia, 5 anni, respirava ancora quando fu estratto dalle lamiere tra i tronchi della scarpata di bosco, in cui la cabina era stata scaraventata con la rottura del cavo traente. Non si era potuta agganciare al portante perché le ganasce dei freni di emergenza erano state bloccate. Il bambino è morto durante il volo all’ospedale Regina Margherita di Torino, dove invece i medici hanno salvato Eitan. Morti nel disastro anche Roberta Pistolato e Angelo Vito Gasparro, coppia pugliese, lei medico per l’azienda sanitaria di Piacenza, in gita sul Lago Maggiore per festeggiare il suo 40° compleanno.