La strage del Mottarone, niente carcere agli imputati. «Si rischiava la prescrizione»
Chiuso il processo sullo schianto della funivia: accolti tre patteggiamenti, prosciolti due dirigenti. Il procuratore: «I tempi per l’estinzione del reato non sono molto lunghi»
venerdì 19 settembre 2025 di Claudia Guasco
Tre patteggiamenti, due proscioglimenti, nessuno degli imputati in carcere.
Il 23 maggio 2021, in una bella giornata di sole poco prima dell’ora di pranzo, il cavo traente della funivia del Mottarone si spezza, la cabina numero tre viene proiettata all’indietro a cento chilometri all’ora, rimbalza contro un pilone e si schianta tra gli alberi. Muoiono quattordici persone, l’unico sopravvissuto è Eitan, cinque anni. Ieri il lungo e tormentato percorso giudiziario, che non è mai approdato alla fase dibattimentale fermandosi all’udienza preliminare, è arrivato alla fine. Con una decisione che, ammette in aula il procuratore capo di Verbania Alessandro Pepè, «non è stato facile».







