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Ultimo aggiornamento: 15:04
Ci risiamo, come poco meno di un anno fa il giudice per l’udienza preliminare di Verbania ha chiesto alla procura di intervenire sui capi di imputazione. Sono ancora i reati formulati dalla procura di Verbania a tenere banco nel corso dell’udienza preliminare del processo per l’incidente della funivia del Mottarone, costato la vita a 14 passeggeri nel maggio di quattro anni fa. Il gup Gianni Macchioni ha ordinato alla procura di riformularli, in particolare per il reato di attentato alla sicurezza dei trasporti, contestato dai pm sia in forma dolosa, sia colposa. Il rinvio a giudizio, il secondo, era stato chiesto lo scorso aprile.
La madre di una vittima – “La paura della prescrizione è la paura maggiore, ma la paura è anche che vengano tolti i capi d’imputazione, vedere (gli imputati, ndr) fuori, come sono stati fuori quattro anni, tranquilli a vivere la loro vita mentre noi siamo stati qui ad aspettare, aspettare e aspettare” dice Vincenza Minutella, mamma di Silvia Malnati, una delle 14 vittime. “Mi aspettavo qualcosa di più veloce – ha aggiunto la donna, rispondendo a una domanda su quanto accaduto finora nel procedimento penale, con una udienza preliminare durata nove mesi e poi conclusa con la restituzione del fascicolo alla procura -. Il giudice che ha preceduto questo mi è sembrato molto blando, sembrava quasi che non volesse prendersi le responsabilità delle decisioni. Sembrava andasse bene qualsiasi cosa dicessero le difese. Sono passati quattro anni senza avere risposte, ora mi aspetto qualche certezza, senza andare troppo in là”. “Non è che avere giustizia cambi la vita – ha concluso -. Certo, significherà non vedere più (gli imputati, ndr), perché anche solo vederli ti smuove tutto dentro. Ma perdere una figlia a 26 anni, tre mesi dopo che si è laureata, non è bello. Stava mettendo su casa con il compagno, era prossima a iniziare un lavoro nuovo. Nonostante io abbia un altro figlio, la vita non ha più senso, il futuro, tutto quello che ti aspettavi dalla vita, va in fumo”.







