TREVISO - I veterinari sono più del doppio dei pediatri nella Marca. I dottori degli animali, in crescita negli ultimi anni, arrivano a 405. I medici specializzati in pediatria, invece, sempre più difficili da trovare, si fermano a 159. Gli elenchi degli iscritti all’Ordine dei medici veterinari e all’Ordine dei medici chirurghi fotografano la situazione attuale. «Figli se ne fanno sempre meno, ma crescono i pet store - dice Gianfranco Battaglini, segretario provinciale della Fimp, la federazione dei pediatri di Treviso - lo aveva detto anche Papa Francesco, in un incontro con i pediatri, che dovevamo riconvertire la specializzazione in veterinaria. Vedeva a lungo termine».

L’andamento Vanno fatti dei distinguo. Fatto sta che, anche senza contare le attività degli allevamenti, a livello generale il valore della cosiddetta pet economy nella Marca - che comprende veterinari ma anche cibo, giochi, toelettatura, dog sitter e così via - è più che raddoppiato negli ultimi 10 anni. Come evidenziato dalla Confartigianato, i trevigiani oggi spendono 114 milioni all’anno per la cura degli animali da compagnia (+7,5% solo dal 2024). Al centro ci sono soprattutto i cani. Sono 169.916 quelli censiti in provincia. Ma con quelli ancora senza microchip si sale oltre quota 200mila. I bambini, invece, sono sempre di meno. L’inverno demografico è sotto gli occhi di tutti. I dati dell’ultimo report della Provincia sull’invecchiamento della popolazione sono netti: in sette anni, dal 2019 ad oggi, la Marca ha perso 18.250 bambini e ragazzi fino ai 12 anni (-21%): da oltre 105mila a poco più di 87mila. Per quanto riguarda i pediatri, però, non è solo una questione di numero di bambini, cioè di domanda e offerta. Non a caso, nonostante la diminuzione, in provincia oggi ci sono 11 ambulatori senza un pediatra di libera scelta con incarico da titolare: 2 a Mogliano e 1 rispettivamente a Treviso, Maserada, Vittorio Veneto, Vazzola e Vedelago, più 5 ambiti che comprendono le zone dei comuni di Vittorio Veneto; San Vendemiano; Asolo; Altivole.I veterinari Ad oggi il quadro è questo. I primi a conoscerlo sono gli addetti ai lavori. «Ma bisogna stare attenti perché ci sono degli aspetti molto relativi - specifica Alessia Grassigli, presidente dell’Ordine dei veterinari di Treviso - tra gli iscritti all’Ordine ci possono essere anche persone che in realtà non esercitano la professione, veterinari che lavorano nelle Usl, all’Istituto zooprofilattico, per aziende private, liberi professionisti per gli animali da affezione o da reddito. E così via». Insomma, si ricorda che non ci sono solamente gli ambulatori per cani, gatti, conigli e altri animali domestici, ma esiste una galassia di professionisti impegnati sul fronte della prevenzione, degli allevamenti, dei controlli e della ricerca. «E spesso anche per gli animali da affezione si comprano accessori alla moda - aggiunge la presidente - ma non si va dal veterinario in maniera continuativa».I pediatri I pediatri di libera scelta convenzionati con l’Usl, come “medici di famiglia dei bambini”, attualmente sono 88 in provincia di Treviso. «Più che sufficienti alla luce della denatalità - sottolinea Battaglini - è vero che ci sono alcune zone, quelle periferiche, non ambite dai medici. Ad esempio la mia (nella zona di Mareno, ndr), in cui lascio circa 1.250 pazienti. Ma questo è anche frutto dell’incertezza della riforma sulle cure primarie». «Solamente a Padova ci sono 240 specializzandi - continua - avevamo chiesto se la direzione universitaria poteva inviarcene qualcuno, dato che nello stesso corso di specializzazione è previsto uno stage negli ambulatori dei pediatri di libera scelta. Ma non c’è stata nemmeno una risposta». Allargando il cerchio, poi, il problema della programmazione colpisce di fatto tutta la sanità pubblica. «In Italia escono circa 840 pediatri all’anno. Ma servono anche geriatri, anestesisti, medici di pronto soccorso. La programmazione non fa parte del Dna dei nostri politici - conclude Battaglini - se veniamo al locale, infine, restano ancora delle sofferenze, legate alla gobba pensionistica, tra l’altro ampiamente prevedibile, che penso potranno creare qualche problema ancora per un paio di anni».