Un veterinario su tre non farebbe più la stessa scelta, tornando indietro. E' quanto emerge da una ricerca chiamata "Young Vet Insight", commissionata da Purina a Nomisma, secondo cui la maggioranza dei giovani professionisti intervistati ha manifestato più di una perplessità rispetto a diversi aspetti della professione. Il 53% considera migliorabile la formazione universitaria, chiedendo più pratica clinica e competenze gestionali. L’81% ritiene che il proprio compenso non sia allineato alle responsabilità. Il 65% lamenta la difficoltà di conciliare vita privata e lavoro.

Abbiamo chiesto alla dottoressa Eva Fonti, veterinaria clinica che lavora a Minturno, in provincia di Cassino, di aiutarci a comprendere questi dati e raccontarci la sua esperienza diretta a distanza di 13 anni da quando ha aperto il suo ambulatorio. La dottoressa Eva Fonti Un veterinario su tre dichiara che, potendo tornare indietro, non sceglierebbe nuovamente questo percorso. Lei?

Diciamo che il mio sentimento e la realtà dei fatti sono un po' contrastanti. Effettivamente forse anch'io non è detto che rifare la stessa scelta, sebbene è la prima cosa che dico di impatto ma poi penso al motivo per cui sono fiera di quello che faccio. Il nostro lavoro è molto bello, importante, ti riempie, ti dà tante motivazioni. E' fondamentale fare una formazione continua, dedicarsi, continuare a studiare e ricordarsi, soprattutto, che lo scopo è quello di far stare bene, quindi creare del benessere, guarire. Si tratta di una delle motivazioni più importanti quest'ultima che mi ha portato a questa scelta, da non dimenticare anche quando non ci si riesce ma si sa che si è dato tutto.