L’occasione per fare il punto della situazione la offre il «World Milk Day», la giornata dedicata al latte, istituita dalla Fao nel 2001 e celebrata ieri dalle associazioni di categoria con iniziative, numeri e proposte.
Nella selva delle produzioni nazionali la Puglia assume un ruolo di rilievo, dal punto di vista qualitativo e quantitativo, come racconta Coldiretti: «Sul territorio regionale - si legge in una nota - operano circa 2mila stalle da latte che garantiscono una produzione di 108mila tonnellate per un valore superiore a 130 milioni di euro e oltre 40mila tonnellate di formaggi. Un sistema che sostiene l’intera filiera lattiero casearia e assicura lavoro a più di 6mila persone tra occupazione diretta e indotto». Non solo, ma l’attività produttiva impedisce lo spopolamento dei territori, presidiando lo spazio fisico delle stalle ma anche i prati destinati al foraggio nonché moltiplica la capacità della Puglia di proiettarsi sul mercato con i suoi quattro formaggi Dop, la burrata di Andria Igp e le 17 specialità tradizionali riconosciute come il Caciocavallo podolico dauno o il Canestrato leccese.
Tutto bene, dunque? Non proprio perché gli allevatori pugliesi scontano da un lato l’aumento esponenziale dei costi di produzione, dall’altro la concorrenza a prezzi più bassi di prodotti settentrionali o stranieri che si riversano anche in Puglia dove il latte locale copre il 40% del fabbisogno territoriale e produrre si rivela più costoso che altrove. Per questo il prezzo regionale è superiore a quello del Nord che fa da parametro nazionale: 0,51 euro il primo, 0,47 il secondo. Quattro centesimi di scarto ottenuti dopo una lunga interlocuzione - gestita dall’assessorato regionale - tra gli allevatori che producono latte e le imprese che acquistano e trasformano la materia prima. Di fatto, il prezzo pugliese è il più alto d’Italia ma contiene a stento l’aumento prolungato dei costi senza garantire margini di profitto sostenibili nel tempo. Non è un mistero che gli allevatori avrebbero voluto fissare una soglia dai 53 centesimi in su. Obiettivo non facile, ma i margini per parlarne ci sono e dunque nei prossimi giorni si tornerà a discuterne. Accanto a questo la Regione rivendica di aver esteso, per la prima volta, al settore lattiero-caseario il bando da 40 milioni sulla trasformazione industriale, a cadere sui fondi del Csr (Complemento per lo Sviluppo Rurale). Domani l’iniziativa sarà presentata in Confindustria, un’occasione per iniziare anche a discutere del prezzo regionale. Insomma, il percorso va avanti facendo perno sul tavolo permanente di monitoraggio e confronto recentemente istituito. «Servono - conclude Coldiretti Puglia - interventi capaci di contenere i costi di produzione e sostenere il futuro delle stalle, insieme ad accordi di filiera tra agricoltura e industria fondati su obiettivi condivisi» e compensi dignitosi.










